DUAT
Avendo concentrato la nostra attenzione verso un ipotetico ampliamento virtuale delle
piramidi nel sottosuolo di Giza, un mondo immaginario che correlato al mondo reale forse
è stato sintetizzato nell’antico vocabolo “duat”, proseguiremo su questo percorso,
soffermandoci un istante per fare un succinto riassunto dei precedenti riscontri:
1) conoscenza degli egizi del reale valore di pi-greco;
2) unità di misura metro come valido strumento decodificatore;
3) concetti religiosi impressi con nozioni matematico geometriche nei monumenti di Giza;
4) “uovo” predinastico come fedele riproduzione dell’ampliamento virtuale;
5) possibili varianti progettuali durante l’edificazione delle piramidi;
riprendendo proprio da quest’ultima analisi viene quasi spontaneo rigirare il problema, ovvero
se effettivamente si trattasse di un unico progetto costruttivo bisognerebbe calarsi nei panni
degli ideatori del complesso architettonico per stabilire quale fosse il progetto che era nei loro
intenti, compito di difficoltà estrema, ma non impossibile, poiché proprio i quattro punti
precedenti sono un ottimo trampolino di “lancio”.
Senza scendere nei dettagli dei tentativi senza buon esito, che tra l’altro non sono stati così
numerosi, andiamo a confrontare direttamente la collocazione dei monumenti così come sono
nella realtà con la planimetria “ideale”, planimetria che con ottime probabilità è il progetto
“originale” (fig.8),
dal confronto ci si rende conto immediatamente sia della razionalità di entrambe le planimetrie
e sia della discrepanza che viene a crearsi tra le medesime, impressione che rasenta il paradosso, perché è difficile immaginare un progetto razionale che al contempo manifesta qualcosa fuori
luogo o fuori ruolo.
Fig.8 Si intravede il decentramento della piramide di Chefren rispetto alla posizione “ideale”,
mentre le piramidi esterne occupano simultaneamente la posizione reale e la posizione “ideale”.
Procediamo dunque a piccoli passi, innanzitutto seguendo il criterio che le piramidi ampliate virtualmente presentino i lati Est ed Ovest con la misura di 2000 cubiti reali, tra le due
planimetrie sembra essere più confacente quella “ideale” che fissa i suddetti lati a 1047m
(1999.6 cr), mentre le piramidi ampliate virtualmente seguendo la planimetria reale fissano i
medesimi lati a 1046.4m (1998.5 cr), comparando anche i lati Nord e Sud le diversità seppur
minime privilegiano la planimetria “ideale” piuttosto che quella reale, 882m contro gli
881.95m, poiché il numero 882 è per effetto speculare il contrario dell’altezza della piramide
di Chefren ampliata, oltre ad essere la metà di 42², ritornando nelle grazie della dea Maat,
riguardo il posizionamento dei monumenti si può evidenziare che la piramide di Micerino, come
quella di Cheope non presentano eccessive diversità di collocazione, manifestando errori
sull’ordine di pochi centimetri in raffronto alle distanze estreme che si aggirano intorno al
chilometro (882m e 1047m), in tal senso verrebbe da dire che entrambe le planimetrie siano
valide candidate per l’esecuzione del progetto comune, la vera incognita è la posizione della
piramide di Chefren, poiché nella planimetria “ideale” il monumento si troverebbe per 12m
decentrato verso Est, e decentrato di 1.32m verso Sud (fig.8), quindi abbondantemente fuori
posizione, rimettendo in discussione la validità della planimetria “ideale”, eppure siamo nelle condizioni di poter affermare che la planimetria “ideale” è realmente il progetto iniziale di Giza, planimetria che rimette in discussione la paternità dei monumenti e di conseguenza la datazione
degli stessi edifici.
Con molta pazienza affronteremo i motivi della precedente affermazione, in sostanza i progettisti individuarono il rettangolo con i lati corti di 882m ed i lati lunghi di 1047m allestendo una griglia, edificarono le piramidi esterne (Cheope e Micerino) ma al momento di edificare la piramide centrale vi fu una grande indecisione, una sospensione procedurale dovuta ad un “contenzioso”, evento ben descritto nel mito più conosciuto e discusso dell’antico Egitto, evento che non sarà difficile raccontare, forse scendendo nel merito sarà difficile scegliere con chi ci saremmo schierati se chiamati a giudicare.
Prima di entrare nella vera storia di Giza bisogna comprendere nella totalità il progetto originale, la tabella che segue presenta i dati delle tre piramidi ampliate virtualmente:
piramide perimetro altezza apotema spigolo
Cheope 1116m 177.6m 225.8m 265.5m
Chefren 1728m 288m 360m 419.8m
Micerino 1344m 212.6m 271m 318.8m
Il primo grande indizio ci viene offerto dal perimetro della piramide di Micerino, poiché numericamente parlando 1344 è esattamente 420 unità inferiore ai 1764 cubiti reali del perimetro al suolo della piramide di Cheope (1764-1344= 420), ed è 420 unità superiore al medesimo perimetro espresso in metri (1344-924= 420), in sostanza comportandosi come una bilancia oltretutto con un forte riferimento ai preziosi consigli della dea Maat (420 = 42 x 10),
un altro forte indizio è la centratura della piramide di Chefren seguendo l’asse Est-Ovest, poiché il suo baricentro è distante dal lato Ovest esattamente 420m , e distante dal lato Est 462m (42 x 11),
altro dato importante è la quota di base della piramide di Cheope ampliata virtualmente rispetto al suolo, poiché si avvicina notevolmente o forse combacia con la quota del calpestio della camera ipogea (-30m circa).
Sono talmente frequenti i riscontri positivi che riesce difficile stabilire se fossero aspetti desiderati o meno da parte degli autori, ma tornando alla dualistica visione del progetto andiamo ad evidenziarne una prova di una certa consistenza , stranamente non la si trova nella planimetria “ideale” bensì nella planimetria reale, ed è legata ad una piccola “equazione” regalataci dagli ideatori del complesso architettonico.
Lavorando sui rilevamenti di Flinders Petrie emergono due misure molto curiose, le distanze interassiali reali tra i baricentri delle piramidi, distanze riportate come segue:
Cheope-Chefren 486.87m oppure 929.8 cubiti reali (930~)
Chefren- Micerino 453.98m oppure 867 cubiti reali
È evidente quindi che ci viene proposto questo quesito:
perimetro Cheope espresso in metri + x = 930
perimetro Chefren espresso in metri + x = 867
perimetro Micerino espresso in metri + x = 420
quest’ultimo valore rientra a pieni voti nei preziosi consigli della dea Maat, ma la cosa sconcertante è che tali valori vengono ritrovati espressi in metri nell’ampliamento virtuale, da ritenere quindi più che volontaria, quasi necessaria questa correlazione, infatti essi compaiono nella differenza tra perimetri in superficie e perimetri virtuali nel sottosuolo come chiaramente si può osservare:
Cheope 1116 – 924 = 192m
Chefren 1728 – 861 = 867m
Micerino 1344 – 414 = 930m
da ciò si può dedurre che il contenuto matematico geometrico è stato proposto (planimetria ideale o originale) e riproposto (planimetria reale variante della precedente) dagli ingegneri di Giza, sottolineando una condivisione di intenti ma al contempo manifestando due soluzioni differenti una delle quali portata a definitivo compimento, l’altra invece fermata in corso d’opera.
A sostegno di questa che può essere definita una vera e propria TEORIA arrivano una innumerevole serie di prove più o meno dirette, partendo dai continui riscontri dei “42 preziosi consigli” della dea Maat, passando per la matematica degli antichi egizi giunta a noi con pochi ma importanti e determinanti reperti, come il papiro di Rhind, per giungere al mito di Osiride, di cui i momenti topici sono il fedele resoconto della edificazione del complesso architettonico di Giza.
Per assolvere al meglio la dimostrazione di questa teoria, che vede le divinità del mito di Osiride quali creatori di questo meraviglioso sito, è necessario isolare ed approfondire i vari argomenti, anche perché si possono evidenziare le congiunzioni tra discipline tra loro molto diverse,
discipline che però nel sito archeologico appaiono fluire in un unico filo conduttore senza perdere coerenza o entrare in contrasto tra loro.
Il primo forte collegamento è presente con questa operazione ed un suo corrispettivo grafico:
1116 + 1728 + 1344 = 4188m
si evince che l’operazione è la somma dei tre perimetri delle piramidi ampliate al sottosuolo, procediamo con:
4188 x (3/4) = 3141m (π x 1000)
a questo punto è emblematico il legame tra le tre piramidi ampliate ed il simbolo speciale per identificare la frazione ¾ (fig.9).
Siamo in dovere nel sottolineare che il simbolo speciale ¾ inverte la posizione di numeratore e denominatore, questo può essere un chiaro riferimento alle tre piramidi sviluppate sotto la superficie del suolo, come se le stesse dovessero rappresentare in modo inequivocabile il valore di pi-greco.
Sempre riferendosi ai simboli frazionari speciali è raccapricciante il legame che emerge tra il simbolo 2/3 (fig.9) e Giza, questo si evince dall’egregio lavoro di Loris Bagnara, con il suo “cerchio di Giza” e la sua “corda di Giza” , poiché il cerchio rilevato dall’autore presenta un diametro di 4711.43m, ed è emblematico che i 2/3 di questo valore siano l’equivalente di π x 1000, ovvero:
4711,5 x (2/3) = 3141m,
ed al contempo che sempre lo stesso diametro se fosse utilizzato per rilevare il lato del quadrato di pari area del cerchio, come espresso nel famoso problema 50 del papiro di Rhind, ci riporta alla somma dei perimetri delle tre piramidi ampliate, cioè:
4711.5 x (8/9) = 4188m.
Sempre in relazione al lavoro di Loris Bagnara và sottolineata la lunghezza della sua “corda di Giza” che risulta essere di 2000m (2000.64m),
misura che ci riporta alla chiaro leggibilità delle dimensioni in metri.
Ragion per cui anche prendendo in considerazione strade alternative percorse da altri ricercatori-autori si giunge inevitabilmente agli stessi risultati, che dimostrano l’efficacia dei monumenti come strumento di comunicazione di nozioni matematico geometriche altamente sofisticate.
Proprio seguendo questi legami ci si rende conto di quanto il simbolo frazionario ½ (fig.9) calzi con il rapporto tra cubito reale e cerchio trigonometrico, dove la parte curvilinea rappresenta il cubito reale come dodicesima parte del cerchio o più semplicemente π/6 e la linea orizzontale rappresenta il seno dell’angolo di 30°, seno che risulta essere 0.5m o semplicemente ½ di metro.
In poche parole dei quattro simboli frazionari speciali tre risultano essere legati al sito di Giza e ribadiscono il connubio tra metro, π e cubito reale, come se lo stesso sito archeologico fosse un “database” della matematica e della geometria egizia, non c’è quindi da stupirsi se la citazione sul papiro di Rhind:
“calcolo esatto: l’accesso alla conoscenza di tutte le cose esistenti e di tutti gli oscuri segreti”
fosse una chiara indicazione verso il complesso monumentale, papiro che riporta diversi problemi rivolti a qualcosa di specifico.
Fig. 9: il simbolo 2/3 è correlato al “cerchio di Giza di L. Bagnara, poiché operando sul diametro dello stesso cerchio: 4711.43 x (2/3) = 3140.9053m~ mille volte pi-greco (3141.6m)
Il simbolo ¾ è invece correlato alla somma dei perimetri delle tre piramidi ampliate virtualmente al sottosuolo: 4188 x (3/4) = 3141m mille volte pi-greco (3141.6m)
Il legame tra pi-greco e il simbolo che indica la frazione (la bocca) è palese, poiché si tratta di una figura circolare schiacciata, forse una ellisse.
Come si intuisce dall’immagine sovrastante (fig.10) le piramidi di Giza non sono vincolate dall’ostacolo del suolo, esse infatti si estendono nelle profondità attraverso un gioco virtuale fortemente voluto dai suoi ideatori, gioco virtuale che è ben descritto dalla raffigurazione presente sull’uovo di “Aswan” (fig11).Questi individui appartenevano ad una società fortemente evoluta e custodivano con gelosia tutto il loro sapere, soprattutto in merito alle scienze; Giza è un luogo dove sono racchiuse gran parte di queste scienze, celate addirittura agli occhi dei contemporanei, il cui accesso era consentito a pochi individui e forse a qualche iniziato alle discipline scientifiche.Gran parte di questo immenso sapere è stato smarrito, una minima parte ci è giunta attraverso reperti archeologici di vario genere, manifestando in qualche caso un’errata traduzione o interpretazione non solo dagli studiosi odierni, ma dalle stesse generazioni che succedettero a questa splendida civiltà “primordiale”.Sia i miti, sia le diverse funzioni liturgiche sono il frutto di queste errate interpretazioni, e come avevamo anticipato nel precedente articolo ci apprestiamo ad entrare nel “duat”.Il “duat” è paragonabile ad un altro mondo, ad un’altra dimensione, un luogo opposto o reciproco, questo mondo è stato creato ad hoc con una meticolosità ed una precisione che eguaglia o supera la tecnologia moderna, un mondo virtuale sorretto dalle leggi matematiche, un mondo che forse nasconde conoscenze scientifiche più sofisticate di ciò che si presume, non è un caso se i costruttori di Giza hanno scelto la matematica come strumento ideale per comunicare abbattendo le barriere spaziali e se vogliamo temporali, come non è un caso che l’accesso al “duat” lo si ottiene utilizzando la matematica, più precisamente la “loro” matematica.
Dopo aver toccato diversi argomenti di carattere matematico-geometrico era stato tralasciato lo strumento matematico per eccellenza, l’”occhio di Rha” (fig.12),
questo strumento per millenni ha asservito nei computi matematici la civiltà egizia, particolarmente adatto per svolgere moltiplicazioni e divisioni, ed è proprio questo strumento che risulta determinante per confermare l’esistenza del “duat”,
come è noto le sue parti corrispondono a numeratori o fattori secondo le necessità di utilizzo come elencate di seguito: x2, x4, x8, x16, x32, x64 oppure ½, ¼, 1/8, 1/16, 1/32, 1/64, ed ad esso vengono attribuite origini che risalgono ai primordi, coinvolgendo direttamente o indirettamente diverse divinità.
Piramide perimetro virtuale perimetro reale differenza
Cheope 1116m 924m 192m
Chefren 1728m 861m 867m
Micerino 1344m 414m 930m
Come si evince dall’immagine precedente le tre piramidi sono legate alle tre parti interne dell’”occhio di Rha”, x2, x4, x16, creando un gioco di riflessi spettacolare, ciò che in superficie viene diviso nel sottosuolo viene moltiplicato, ed i risultati sono l’uno un riflesso dell’altro, ovvero 480 e 8400 ovviamente considerando lo zero come spazio vuoto, ribadendo con forza la giustezza dell’estrapolazione della planimetria ideale, che era risultante dall’altezza della piramide di Cheope (147m) in superficie letta come:
1 dito, 4 dita (un palmo), 7 palmi (cubito)
una scalata verticale dal sottomultiplo più piccolo fino al cubito reale,
avente il suo reciproco in linea orizzontale nel perimetro della piramide di Chefren (1728m) ampliato nel sottosuolo:
1 cubito, 7 palmi (un cubito), 28 dita (un cubito)
iterando il valore del cubito con gli insiemi dei suoi sottomultipli.
Queste considerazioni aprono le porte del “duat”, poiché esso esiste realmente ma è costituito di un tesoro “immateriale”, una abbondanza di nozioni matematico geometriche e forse di altre discipline scientifiche, raccapricciante è invece la superficialità dell’egittologia in merito alla disciplina matematica correlata all’architettura, perché i riscontri con i pochi reperti a disposizione si trovano, ma spesso passano inosservati o peggio ignorati, ad esempio il legame tra i problemi del papiro di Rhind e Giza, i problemi 57 , 58 e 59 sono un chiaro riferimento alla piramide di Chefren perché riportano in un modo o in un altro alla pendenza esatta della medesima, inoltre attraverso il suggerimento pervenutoci dall’”occhio di Rha” troviamo la ragione specifica del problema 50 (fig.13), poiché il cerchio generato dal diametro della piramide di Chefren ampliata ha una superficie inferiore di 1764m² rispetto all’area del quadrato avente un lato pari ad 8/9 del diametro del cerchio stesso, 1764m² che riportano inevitabilmente ai 42 preziosi consigli della dea Maat (42² =1764);
inoltre questo nuovo poligono quadrangolare avente un lato di 543m~ andrebbe a limitare le dimensioni dell’ampliamento della piramide di Cheope, portando la stessa piramide ad un lato di 168m, proponendo una nuova piramide di altezza 147m ed avente un perimetro di 672m,
una nuova piramide che ha il suo seked di 4 palmi, incredibilmente come la piramide descritta nel problema 60.
Naturalmente c’è da aspettarsi che tutto il papiro sia riservato al complesso monumentale di Giza, anche solo le operazioni n/10 lasciano intendere la volontà di usare un sistema di numerazione decimale, rientrando così nell’ipotesi che vede il metro come unità di misura già conosciuta ed usata, al contempo ci potremmo trovare in difficoltà di fronte alla quantità dei problemi illustrati, poiché i monumenti assumono forme e ruoli differenti con ulteriori ampliamenti o riduzioni aggiungendo l’incognita delle quote altimetriche dei basamenti dei monumenti stessi, come avevamo già proposto tutto è stato disposto secondo precise regole, quindi se la piramide di Chefren è stata costruita ad una quota altimetrica superiore ci deve essere uno specifico motivo, chi ha assemblato ad arte 5 milioni di metri cubi di pietra non avrebbe incontrato eccessive difficoltà a livellare l’area monumentale su una sola quota, sarebbe un errore macroscopico pensare il contrario.
Bisogna però fare una pausa riflessiva perché tutte le operazioni, tutti i grafici giungono da una planimetria che risponde positivamente alla reale collocazione dei monumenti solo per due terzi, ciò accade per un sospetto e probabile decentramento della piramide di Chefren, come già detto solo i monumenti esterni occupano la stessa posizione sia nella planimetria ideale, sia nella realtà, così ci troviamo innanzi all’ostacolo più grande, fortuna vuole che il popolo egizio era abbastanza rigido sulle materie religiose, e tramandando per secoli e secoli il mito di Osiride ci ha permesso di beneficiare della cronaca dell’edificazione dei monumenti di Giza, edificazione che trova in Seth il direttore esecutivo
e progettuale, ruolo che la benevola divinità ha coperto fino al completamento delle piramidi esterne, ruolo che gli viene negato al momento dell’edificazione della piramide di Chefren o durante la posa dei primi corsi.
Nelle prossime pagine ricostruiremo l’evolversi del mito di Osiride in correlazione all’edificazione di Giza.
Come era stato avanzato nelle ultime pagine, il candidato ideale come autore progettuale e direttore esecutivo dei monumenti di Giza è una delle divinità del pantheon egizio, il dio Seth,
questo lo si può dedurre da uno dei più antichi miti dell’umanità, il mito di Osiride, ovviamente la nostra sarà un’ulteriore interpretazione dello stesso mito, tuttavia a differenza delle molteplici traduzioni la nostra è avvalorata da riscontri notevoli sia in qualità che in quantità, analizzando passo dopo passo ogni tessera che riterremo rilevante per comporre questo nuovo mosaico.
La tessera più pesante e consistente la ritroviamo nel “testicolo di Seth” (fig.14), che secondo il mito la divinità perse nella lotta con Horus, c’è da dire che l’episodio è la conseguenza degli eventi precedenti, soprattutto l’uccisione di Osiride avvenuta per mano dello stesso Seth, ma avendo riscontrato il “testicolo di Seth” nella planimetria ideale è logico presumere che tutte le vicende siano riferimenti specifici al sito archeologico di Giza ed alla sua edificazione,
vale la pena di ricordare che Seth era comunque considerata una divinità benevola nei confronti dell’umanità, e che solo in epoche più tarde fu identificato come divinità maligna;
tornando al “testicolo di Seth” bisogna ratificare due punti essenziali:
1) l’ ulteriore conferma della conoscenza reale del valore di pi-greco, questa volta avvenuta attraverso la componente grafica oltre alla componente numerica, poiché un’ellisse stilizzata di 3141.6m non lascia molto spazio ai dubbi.
2) la volontà di rappresentare la figura geometrica che tra tutte le altre meglio descrive i moti celesti, confermando la predilezione e la dedizione ai temi astronomici da parte dei creatori del complesso monumentale.
Forse proprio dalla volontà di esprimere nozioni matematico geometriche ed astronomiche nasce il “contenzioso” più raccontato
della storia dell’antico Egitto, ovvero la controversia tra chi desiderava più astronomia e meno matematica, e chi desiderava più matematica a scapito dell’astronomia,
avendo rilevato il “testicolo di Seth”, c’è da supporre che la griglia di 882m x 1047m sia la “cassa” (fig.15) in cui Seth aveva rinchiuso Osiride per poi farlo annegare, supposizione che assume una forma più concreta facendo questa riflessione:
il “testicolo” è evidenziato dalla planimetria ideale o originale, esso non appare nella realtà poiché la piramide di Chefren si trova collocata 1.32m più a Nord e 12m più ad Ovest,
come emerso dai lavori di R. Bauval ed G. Hancock , la disposizione delle piramidi è una rappresentazione della “cintura di Orione”,
la cui costellazione sembra identificare Osiride,
dunque se fosse stato seguito il progetto di Seth la “cintura di Orione” sarebbe scomparsa per sempre, praticamente il decentramento della piramide di Chefren verso Est e la sua proiezione virtuale nel sottosuolo rispondono positivamente all’ “annegamento” di Osiride, poiché il Nilo si trova ad Est del sito e scendendo al sottosuolo si tende comunque a raggiungere il livello del medesimo.
Ricapitolando abbiamo:
il “testicolo di Seth”, che collocato nel sottosuolo ha anche una valenza anatomica del termine,
la “cassa” costruita da Seth, che nella sua perfezione matematica ha meravigliato ed al contempo ingannato tutte le divinità,
ed il decentramento verso Est che corrisponde al tentativo di annegare Osiride nel Nilo,
riguardo quest’ultimo episodio è emblematico lo stato “vegetativo” di Osiride, che delinea la sospensione dell’ edificazione della piramide di Chefren, probabilmente per le dovute verifiche progettuali effettuate dalle altre divinità resesi conto che Seth aveva intenzioni che si allontanavano da un progetto originale condiviso.
Anche l’atto di smembrare Osiride è un chiaro riferimento allo stralciare un progetto che Seth non condivideva totalmente,
progetto (Osiride) che Iside cerca affannosamente di ricomporre almeno in un paio di occasioni, ricomposizione che non riesce nella totalità per la perdita del “fallo” di Osiride.
Le diverse interpretazioni del mito non aiutano nei punti in cui ci sono incongruenze, pertanto ci affidiamo alle parti che meglio si intrecciano con la planimetria virtuale,
ad esempio in una versione del mito riporta che Seth fu aiutato da 72 compagni, ciò sembra riferirsi al decentramento della piramide di Chefren verso Est, poiché i 12 metri di questo slittamento possono essere visti come 12 cerchi di diametro 1m, oppure un unico cerchio di diametro 12m, entrambi con circonferenze di 72 cubiti reali, ovviamente nel primo caso è la somma 72 cubiti reali si hanno dalla somma di tutte le circonferenze.
Sulla stessa falsariga appare chiaro che lo smembramento di Osiride in 14 parti sia riferito alla suddivisione della circonferenza di raggio 1m in 14 parti, creando una nuova unità di misura il cubito “piccolo”(1 cubito piccolo= π/7), di fatto rivoluzionando il sistema di misure forse con l’intento di coprire le “tracce” del suo misfatto.
Un altro riscontro rilevante è la perdita dell’ “occhio di Horus” nella lotta con Seth, poiché lo stesso decentramento cancella di fatto l’ “occhio” presente nel “duat”, che noi sappiamo comparire solo considerando la planimetria ideale o originale, mentre quello in superficie rimane immune da cambiamenti.
Quindi la collocazione reale dei monumenti di Giza è segnata dal ripensamento finale, che vede le divinità raccogliersi e pronunciarsi in favore di Horus, esiliando Seth e posizionando la piramide di Chefren dove tutt’ora risiede, cancellando definitivamente il progetto machiavellico di Seth.
Questa originale interpretazione contempla anche alcuni aspetti del comportamento umano, poiché è a dir poco una stranezza che le altre divinità rimangano estranee da un intervento in merito all’ omicidio avvenuto a più riprese ed abbastanza cruento per mano di Seth, per poi intervenire a sedare la lotta tra Seth ed Horus, quindi è ragionevole presumere che la “morte” di Osiride è solo una metafora, comunque da intendere come episodio negativo, che però non altera la posizione di Seth almeno fino alla lotta con Horus.
C’è inoltre la possibilità che il “cerchio di Giza” rilevato da L. Bagnara corrisponda all’ “occhio” che Thot aveva ricostruito per sostituire quello perso da Horus, poiché questo cerchio ha il diametro che corrisponde ai 3/2 del valore di pi-greco per mille (4711.5 x (2/3)= 3141m) ed al contempo corrisponde ai 9/8 della somma dei perimetri virtuali della planimetria originale(4711.5 x (8/9)= 4188m), giustificando così la scelta della collocazione attuale della piramide di Chefren. (4711.5 x (8/9)= 4188m), giustificando così la scelta della collocazione attuale della piramide di Chefren.
Concludendo questo succinto resoconto di una lunga ricerca (che tra l’altro è solo iniziata) mi appresto a parlare in prima persona,
è sconfortante sapere che molte considerazioni sulle piramidi di Giza vengano portate senza aver provveduto ad una analisi accurata delle misure dimensionali, dopo molti anni di accesi dibattiti non esistono una o più planimetrie corredate di tutte le misure e di tutte le sezioni necessarie per una corretta valutazione, soprattutto non ve ne sono di condivise; altrettanto sconfortante è la difficoltà che ho incontrato per divulgare e per portare all’attenzione di chi dovrebbe essere interessato per professione, i risultati della ricerca che ho condotto in autonomia e con mezzi “rudimentali”.
La mia ricerca è stata sviluppata da pochi dati raccolti su Wikipedia e dal mio modesto bagaglio culturale, attualmente è racchiusa in un saggio inedito di cui gli articoli pubblicati su Nibiru 2012 sono una raccolta dei punti salienti.
Colgo l’occasione per ringraziare lo staff di Nibiru 2012 per avermi concesso la possibilità di vedere pubblicata questa serie di articoli.
Ringrazio inoltre per aver riservato attenzione ed in alcuni casi assistenza:
Loris Bagnara, Paolo Magari,
gli utenti: Ajex97, Mystical boiler, Setebo,
le strutture:
A.l.s.s.a di Genova, L.a.c. di Ferrara, biblioteca comunale di Allumiere,
urp della segreteria generale CNR.