lunedì 29 dicembre 2014

DUAT

DUAT

Avendo concentrato la nostra attenzione verso un ipotetico ampliamento virtuale delle

piramidi nel sottosuolo di Giza, un mondo immaginario che correlato al mondo reale forse

è stato sintetizzato nell’antico vocabolo “duat”, proseguiremo su questo percorso,

soffermandoci un istante per fare un succinto riassunto dei precedenti riscontri:

1) conoscenza degli egizi del reale valore di pi-greco;

2) unità di misura metro come valido strumento decodificatore;

3) concetti religiosi impressi con nozioni matematico geometriche nei monumenti di Giza;

4) “uovo” predinastico come fedele riproduzione dell’ampliamento virtuale;

5) possibili varianti progettuali durante l’edificazione delle piramidi;

riprendendo proprio da quest’ultima analisi viene quasi spontaneo rigirare il problema, ovvero

se effettivamente si trattasse di un unico progetto costruttivo bisognerebbe calarsi nei panni

degli ideatori del complesso architettonico per stabilire quale fosse il progetto che era nei loro

intenti, compito di difficoltà estrema, ma non impossibile, poiché proprio i quattro punti

precedenti sono un ottimo trampolino di “lancio”.

Senza scendere nei dettagli dei tentativi senza buon esito, che tra l’altro non sono stati così

numerosi, andiamo a confrontare direttamente la collocazione dei monumenti così come sono

nella realtà con la planimetria “ideale”, planimetria che con ottime probabilità è il progetto

“originale” (fig.8),

dal confronto ci si rende conto immediatamente sia della razionalità di entrambe le planimetrie

e sia della discrepanza che viene a crearsi tra le medesime, impressione che rasenta il paradosso, perché è difficile immaginare un progetto razionale che al contempo manifesta qualcosa fuori

luogo o fuori ruolo.



Fig.8 Si intravede il decentramento della piramide di Chefren rispetto alla posizione “ideale”,

mentre le piramidi esterne occupano simultaneamente la posizione reale e la posizione “ideale”.

 

Procediamo dunque a piccoli passi, innanzitutto seguendo il criterio che le piramidi ampliate virtualmente presentino i lati Est ed Ovest con la misura di 2000 cubiti reali, tra le due

planimetrie sembra essere più confacente quella “ideale” che fissa i suddetti lati a 1047m

(1999.6 cr), mentre le piramidi ampliate virtualmente seguendo la planimetria reale fissano i

medesimi lati a 1046.4m (1998.5 cr), comparando anche i lati Nord e Sud le diversità seppur

minime privilegiano la planimetria “ideale” piuttosto che quella reale, 882m contro gli

881.95m, poiché il numero 882 è per effetto speculare il contrario dell’altezza della piramide

di Chefren ampliata, oltre ad essere la metà di 42², ritornando nelle grazie della dea Maat,

riguardo il posizionamento dei monumenti si può evidenziare che la piramide di Micerino, come

quella di Cheope non presentano eccessive diversità di collocazione, manifestando errori

sull’ordine di pochi centimetri in raffronto alle distanze estreme che si aggirano intorno al

chilometro (882m e 1047m), in tal senso verrebbe da dire che entrambe le planimetrie siano

valide candidate per l’esecuzione del progetto comune, la vera incognita è la posizione della

piramide di Chefren, poiché nella planimetria “ideale” il monumento si troverebbe per 12m

decentrato verso Est, e decentrato di 1.32m verso Sud (fig.8), quindi abbondantemente fuori

posizione, rimettendo in discussione la validità della planimetria “ideale”, eppure siamo nelle condizioni di poter affermare che la planimetria “ideale” è realmente il progetto iniziale di Giza, planimetria che rimette in discussione la paternità dei monumenti e di conseguenza la datazione

degli stessi edifici.

Con molta pazienza affronteremo i motivi della precedente affermazione, in sostanza i progettisti individuarono il rettangolo con i lati corti di 882m ed i lati lunghi di 1047m allestendo una griglia, edificarono le piramidi esterne (Cheope e Micerino) ma al momento di edificare la piramide centrale vi fu una grande indecisione, una sospensione procedurale dovuta ad un “contenzioso”, evento ben descritto nel mito più conosciuto e discusso dell’antico Egitto, evento che non sarà difficile raccontare, forse scendendo nel merito sarà difficile scegliere con chi ci saremmo schierati se chiamati a giudicare.

Prima di entrare nella vera storia di Giza bisogna comprendere nella totalità il progetto originale, la tabella che segue presenta i dati delle tre piramidi ampliate virtualmente:

piramide perimetro altezza apotema spigolo

Cheope 1116m 177.6m 225.8m 265.5m

Chefren 1728m 288m 360m 419.8m

Micerino 1344m 212.6m 271m 318.8m

Il primo grande indizio ci viene offerto dal perimetro della piramide di Micerino, poiché numericamente parlando 1344 è esattamente 420 unità inferiore ai 1764 cubiti reali del perimetro al suolo della piramide di Cheope (1764-1344= 420), ed è 420 unità superiore al medesimo perimetro espresso in metri (1344-924= 420), in sostanza comportandosi come una bilancia oltretutto con un forte riferimento ai preziosi consigli della dea Maat (420 = 42 x 10),

un altro forte indizio è la centratura della piramide di Chefren seguendo l’asse Est-Ovest, poiché il suo baricentro è distante dal lato Ovest esattamente 420m , e distante dal lato Est 462m (42 x 11),

altro dato importante è la quota di base della piramide di Cheope ampliata virtualmente rispetto al suolo, poiché si avvicina notevolmente o forse combacia con la quota del calpestio della camera ipogea (-30m circa).

Sono talmente frequenti i riscontri positivi che riesce difficile stabilire se fossero aspetti desiderati o meno da parte degli autori, ma tornando alla dualistica visione del progetto andiamo ad evidenziarne una prova di una certa consistenza , stranamente non la si trova nella planimetria “ideale” bensì nella planimetria reale, ed è legata ad una piccola “equazione” regalataci dagli ideatori del complesso architettonico.

Lavorando sui rilevamenti di Flinders Petrie emergono due misure molto curiose, le distanze interassiali reali tra i baricentri delle piramidi, distanze riportate come segue:

Cheope-Chefren 486.87m oppure 929.8 cubiti reali (930~)

Chefren- Micerino 453.98m oppure 867 cubiti reali

È evidente quindi che ci viene proposto questo quesito:

perimetro Cheope espresso in metri + x = 930

perimetro Chefren espresso in metri + x = 867

perimetro Micerino espresso in metri + x = 420

quest’ultimo valore rientra a pieni voti nei preziosi consigli della dea Maat, ma la cosa sconcertante è che tali valori vengono ritrovati espressi in metri nell’ampliamento virtuale, da ritenere quindi più che volontaria, quasi necessaria questa correlazione, infatti essi compaiono nella differenza tra perimetri in superficie e perimetri virtuali nel sottosuolo come chiaramente si può osservare:

Cheope 1116 – 924 = 192m

Chefren 1728 – 861 = 867m

Micerino 1344 – 414 = 930m

da ciò si può dedurre che il contenuto matematico geometrico è stato proposto (planimetria ideale o originale) e riproposto (planimetria reale variante della precedente) dagli ingegneri di Giza, sottolineando una condivisione di intenti ma al contempo manifestando due soluzioni differenti una delle quali portata a definitivo compimento, l’altra invece fermata in corso d’opera.

A sostegno di questa che può essere definita una vera e propria TEORIA arrivano una innumerevole serie di prove più o meno dirette, partendo dai continui riscontri dei “42 preziosi consigli” della dea Maat, passando per la matematica degli antichi egizi giunta a noi con pochi ma importanti e determinanti reperti, come il papiro di Rhind, per giungere al mito di Osiride, di cui i momenti topici sono il fedele resoconto della edificazione del complesso architettonico di Giza.

Per assolvere al meglio la dimostrazione di questa teoria, che vede le divinità del mito di Osiride quali creatori di questo meraviglioso sito, è necessario isolare ed approfondire i vari argomenti, anche perché si possono evidenziare le congiunzioni tra discipline tra loro molto diverse,

discipline che però nel sito archeologico appaiono fluire in un unico filo conduttore senza perdere coerenza o entrare in contrasto tra loro.

Il primo forte collegamento è presente con questa operazione ed un suo corrispettivo grafico:

1116 + 1728 + 1344 = 4188m

si evince che l’operazione è la somma dei tre perimetri delle piramidi ampliate al sottosuolo, procediamo con:

4188 x (3/4) = 3141m (π x 1000)

a questo punto è emblematico il legame tra le tre piramidi ampliate ed il simbolo speciale per identificare la frazione ¾ (fig.9).

Siamo in dovere nel sottolineare che il simbolo speciale ¾ inverte la posizione di numeratore e denominatore, questo può essere un chiaro riferimento alle tre piramidi sviluppate sotto la superficie del suolo, come se le stesse dovessero rappresentare in modo inequivocabile il valore di pi-greco.

Sempre riferendosi ai simboli frazionari speciali è raccapricciante il legame che emerge tra il simbolo 2/3 (fig.9) e Giza, questo si evince dall’egregio lavoro di Loris Bagnara, con il suo “cerchio di Giza” e la sua “corda di Giza” , poiché il cerchio rilevato dall’autore presenta un diametro di 4711.43m, ed è emblematico che i 2/3 di questo valore siano l’equivalente di π x 1000, ovvero:

4711,5 x (2/3) = 3141m,

ed al contempo che sempre lo stesso diametro se fosse utilizzato per rilevare il lato del quadrato di pari area del cerchio, come espresso nel famoso problema 50 del papiro di Rhind, ci riporta alla somma dei perimetri delle tre piramidi ampliate, cioè:

4711.5 x (8/9) = 4188m.

Sempre in relazione al lavoro di Loris Bagnara và sottolineata la lunghezza della sua “corda di Giza” che risulta essere di 2000m (2000.64m),

misura che ci riporta alla chiaro leggibilità delle dimensioni in metri.

Ragion per cui anche prendendo in considerazione strade alternative percorse da altri ricercatori-autori si giunge inevitabilmente agli stessi risultati, che dimostrano l’efficacia dei monumenti come strumento di comunicazione di nozioni matematico geometriche altamente sofisticate.

Proprio seguendo questi legami ci si rende conto di quanto il simbolo frazionario ½ (fig.9) calzi con il rapporto tra cubito reale e cerchio trigonometrico, dove la parte curvilinea rappresenta il cubito reale come dodicesima parte del cerchio o più semplicemente π/6 e la linea orizzontale rappresenta il seno dell’angolo di 30°, seno che risulta essere 0.5m o semplicemente ½ di metro.

In poche parole dei quattro simboli frazionari speciali tre risultano essere legati al sito di Giza e ribadiscono il connubio tra metro, π e cubito reale, come se lo stesso sito archeologico fosse un “database” della matematica e della geometria egizia, non c’è quindi da stupirsi se la citazione sul papiro di Rhind:

“calcolo esatto: l’accesso alla conoscenza di tutte le cose esistenti e di tutti gli oscuri segreti”

 

fosse una chiara indicazione verso il complesso monumentale, papiro che riporta diversi problemi rivolti a qualcosa di specifico.


Fig. 9: il simbolo 2/3 è correlato al “cerchio di Giza di L. Bagnara, poiché operando sul diametro dello stesso cerchio: 4711.43 x (2/3) = 3140.9053m~ mille volte pi-greco (3141.6m)

Il simbolo ¾ è invece correlato alla somma dei perimetri delle tre piramidi ampliate virtualmente al sottosuolo: 4188 x (3/4) = 3141m mille volte pi-greco (3141.6m)

Il legame tra pi-greco e il simbolo che indica la frazione (la bocca) è palese, poiché si tratta di una figura circolare schiacciata, forse una ellisse.        



                            

Come si intuisce dall’immagine sovrastante (fig.10) le piramidi di Giza non sono vincolate dall’ostacolo del suolo, esse infatti si estendono nelle profondità attraverso un gioco virtuale fortemente voluto dai suoi ideatori, gioco virtuale che è ben descritto dalla raffigurazione presente sull’uovo di “Aswan” (fig11).Questi individui appartenevano ad una società fortemente evoluta e custodivano con gelosia tutto il loro sapere, soprattutto in merito alle scienze; Giza è un luogo dove sono racchiuse gran parte di queste scienze, celate addirittura agli occhi dei contemporanei, il cui accesso era consentito a pochi individui e forse a qualche iniziato alle discipline scientifiche.Gran parte di questo immenso sapere è stato smarrito, una minima parte ci è giunta attraverso reperti archeologici di vario genere, manifestando in qualche caso un’errata traduzione o interpretazione non solo dagli studiosi odierni, ma dalle stesse generazioni che succedettero a questa splendida civiltà “primordiale”.Sia i miti, sia le diverse funzioni liturgiche sono il frutto di queste errate interpretazioni, e come avevamo anticipato nel precedente articolo ci apprestiamo ad entrare nel “duat”.Il “duat” è paragonabile ad un altro mondo, ad un’altra dimensione, un luogo opposto o reciproco, questo mondo è stato creato ad hoc con una meticolosità ed una precisione che eguaglia o supera la tecnologia moderna, un mondo virtuale sorretto dalle leggi matematiche, un mondo che forse nasconde conoscenze scientifiche più sofisticate di ciò che si presume, non è un caso se i costruttori di Giza hanno scelto la matematica come strumento ideale per comunicare abbattendo le barriere spaziali e se vogliamo temporali, come non è un caso che l’accesso al “duat” lo si ottiene utilizzando la matematica, più precisamente la “loro” matematica.

Dopo aver toccato diversi argomenti di carattere matematico-geometrico era stato tralasciato lo strumento matematico per eccellenza, l’”occhio di Rha” (fig.12),

questo strumento per millenni ha asservito nei computi matematici la civiltà egizia, particolarmente adatto per svolgere moltiplicazioni e divisioni, ed è proprio questo strumento che risulta determinante per confermare l’esistenza del “duat”,

 

come è noto le sue parti corrispondono a numeratori o fattori secondo le necessità di utilizzo come elencate di seguito: x2, x4, x8, x16, x32, x64 oppure ½, ¼, 1/8, 1/16, 1/32, 1/64, ed ad esso vengono attribuite origini che risalgono ai primordi, coinvolgendo direttamente o indirettamente diverse divinità.


Piramide perimetro virtuale perimetro reale differenza

Cheope 1116m 924m 192m

Chefren 1728m 861m 867m

Micerino 1344m 414m 930m


Come si evince dall’immagine precedente le tre piramidi sono legate alle tre parti interne dell’”occhio di Rha”, x2, x4, x16, creando un gioco di riflessi spettacolare, ciò che in superficie viene diviso nel sottosuolo viene moltiplicato, ed i risultati sono l’uno un riflesso dell’altro, ovvero 480 e 8400 ovviamente considerando lo zero come spazio vuoto, ribadendo con forza la giustezza dell’estrapolazione della planimetria ideale, che era risultante dall’altezza della piramide di Cheope (147m) in superficie letta come:

1 dito, 4 dita (un palmo), 7 palmi (cubito)

una scalata verticale dal sottomultiplo più piccolo fino al cubito reale,

avente il suo reciproco in linea orizzontale nel perimetro della piramide di Chefren (1728m) ampliato nel sottosuolo:

1 cubito, 7 palmi (un cubito), 28 dita (un cubito)

iterando il valore del cubito con gli insiemi dei suoi sottomultipli.

Queste considerazioni aprono le porte del “duat”, poiché esso esiste realmente ma è costituito di un tesoro “immateriale”, una abbondanza di nozioni matematico geometriche e forse di altre discipline scientifiche, raccapricciante è invece la superficialità dell’egittologia in merito alla disciplina matematica correlata all’architettura, perché i riscontri con i pochi reperti a disposizione si trovano, ma spesso passano inosservati o peggio ignorati, ad esempio il legame tra i problemi del papiro di Rhind e Giza, i problemi 57 , 58 e 59 sono un chiaro riferimento alla piramide di Chefren perché riportano in un modo o in un altro alla pendenza esatta della medesima, inoltre attraverso il suggerimento pervenutoci dall’”occhio di Rha” troviamo la ragione specifica del problema 50 (fig.13), poiché il cerchio generato dal diametro della piramide di Chefren ampliata ha una superficie inferiore di 1764m² rispetto all’area del quadrato avente un lato pari ad 8/9 del diametro del cerchio stesso, 1764m² che riportano inevitabilmente ai 42 preziosi consigli della dea Maat (42² =1764);

inoltre questo nuovo poligono quadrangolare avente un lato di 543m~ andrebbe a limitare le dimensioni dell’ampliamento della piramide di Cheope, portando la stessa piramide ad un lato di 168m, proponendo una nuova piramide di altezza 147m ed avente un perimetro di 672m,

una nuova piramide che ha il suo seked di 4 palmi, incredibilmente come la piramide descritta nel problema 60.

Naturalmente c’è da aspettarsi che tutto il papiro sia riservato al complesso monumentale di Giza, anche solo le operazioni n/10 lasciano intendere la volontà di usare un sistema di numerazione decimale, rientrando così nell’ipotesi che vede il metro come unità di misura già conosciuta ed usata, al contempo ci potremmo trovare in difficoltà di fronte alla quantità dei problemi illustrati, poiché i monumenti assumono forme e ruoli differenti con ulteriori ampliamenti o riduzioni aggiungendo l’incognita delle quote altimetriche dei basamenti dei monumenti stessi, come avevamo già proposto tutto è stato disposto secondo precise regole, quindi se la piramide di Chefren è stata costruita ad una quota altimetrica superiore ci deve essere uno specifico motivo, chi ha assemblato ad arte 5 milioni di metri cubi di pietra non avrebbe incontrato eccessive difficoltà a livellare l’area monumentale su una sola quota, sarebbe un errore macroscopico pensare il contrario.

Bisogna però fare una pausa riflessiva perché tutte le operazioni, tutti i grafici giungono da una planimetria che risponde positivamente alla reale collocazione dei monumenti solo per due terzi, ciò accade per un sospetto e probabile decentramento della piramide di Chefren, come già detto solo i monumenti esterni occupano la stessa posizione sia nella planimetria ideale, sia nella realtà, così ci troviamo innanzi all’ostacolo più grande, fortuna vuole che il popolo egizio era abbastanza rigido sulle materie religiose, e tramandando per secoli e secoli il mito di Osiride ci ha permesso di beneficiare della cronaca dell’edificazione dei monumenti di Giza, edificazione che trova in Seth il direttore esecutivo

e progettuale, ruolo che la benevola divinità ha coperto fino al completamento delle piramidi esterne, ruolo che gli viene negato al momento dell’edificazione della piramide di Chefren o durante la posa dei primi corsi.

 

Nelle prossime pagine ricostruiremo l’evolversi del mito di Osiride in correlazione all’edificazione di Giza.



Come era stato avanzato nelle ultime pagine, il candidato ideale come autore progettuale e direttore esecutivo dei monumenti di Giza è una delle divinità del pantheon egizio, il dio Seth,

questo lo si può dedurre da uno dei più antichi miti dell’umanità, il mito di Osiride, ovviamente la nostra sarà un’ulteriore interpretazione dello stesso mito, tuttavia a differenza delle molteplici traduzioni la nostra è avvalorata da riscontri notevoli sia in qualità che in quantità, analizzando passo dopo passo ogni tessera che riterremo rilevante per comporre questo nuovo mosaico.

La tessera più pesante e consistente la ritroviamo nel “testicolo di Seth” (fig.14), che secondo il mito la divinità perse nella lotta con Horus, c’è da dire che l’episodio è la conseguenza degli eventi precedenti, soprattutto l’uccisione di Osiride avvenuta per mano dello stesso Seth, ma avendo riscontrato il “testicolo di Seth” nella planimetria ideale è logico presumere che tutte le vicende siano riferimenti specifici al sito archeologico di Giza ed alla sua edificazione,

vale la pena di ricordare che Seth era comunque considerata una divinità benevola nei confronti dell’umanità, e che solo in epoche più tarde fu identificato come divinità maligna;

tornando al “testicolo di Seth” bisogna ratificare due punti essenziali:

1) l’ ulteriore conferma della conoscenza reale del valore di pi-greco, questa volta avvenuta attraverso la componente grafica oltre alla componente numerica, poiché un’ellisse stilizzata di 3141.6m non lascia molto spazio ai dubbi.

2) la volontà di rappresentare la figura geometrica che tra tutte le altre meglio descrive i moti celesti, confermando la predilezione e la dedizione ai temi astronomici da parte dei creatori del complesso monumentale.

Forse proprio dalla volontà di esprimere nozioni matematico geometriche ed astronomiche nasce il “contenzioso” più raccontato

della storia dell’antico Egitto, ovvero la controversia tra chi desiderava più astronomia e meno matematica, e chi desiderava più matematica a scapito dell’astronomia,

avendo rilevato il “testicolo di Seth”, c’è da supporre che la griglia di 882m x 1047m sia la “cassa” (fig.15) in cui Seth aveva rinchiuso Osiride per poi farlo annegare, supposizione che assume una forma più concreta facendo questa riflessione:

il “testicolo” è evidenziato dalla planimetria ideale o originale, esso non appare nella realtà poiché la piramide di Chefren si trova collocata 1.32m più a Nord e 12m più ad Ovest,

come emerso dai lavori di R. Bauval ed G. Hancock , la disposizione delle piramidi è una rappresentazione della “cintura di Orione”,

la cui costellazione sembra identificare Osiride,

dunque se fosse stato seguito il progetto di Seth la “cintura di Orione” sarebbe scomparsa per sempre, praticamente il decentramento della piramide di Chefren verso Est e la sua proiezione virtuale nel sottosuolo rispondono positivamente all’ “annegamento” di Osiride, poiché il Nilo si trova ad Est del sito e scendendo al sottosuolo si tende comunque a raggiungere il livello del medesimo.

 

Ricapitolando abbiamo:

il “testicolo di Seth”, che collocato nel sottosuolo ha anche una valenza anatomica del termine,

la “cassa” costruita da Seth, che nella sua perfezione matematica ha meravigliato ed al contempo ingannato tutte le divinità,

ed il decentramento verso Est che corrisponde al tentativo di annegare Osiride nel Nilo,

riguardo quest’ultimo episodio è emblematico lo stato “vegetativo” di Osiride, che delinea la sospensione dell’ edificazione della piramide di Chefren, probabilmente per le dovute verifiche progettuali effettuate dalle altre divinità resesi conto che Seth aveva intenzioni che si allontanavano da un progetto originale condiviso.

Anche l’atto di smembrare Osiride è un chiaro riferimento allo stralciare un progetto che Seth non condivideva totalmente,

progetto (Osiride) che Iside cerca affannosamente di ricomporre almeno in un paio di occasioni, ricomposizione che non riesce nella totalità per la perdita del “fallo” di Osiride.

Le diverse interpretazioni del mito non aiutano nei punti in cui ci sono incongruenze, pertanto ci affidiamo alle parti che meglio si intrecciano con la planimetria virtuale,

ad esempio in una versione del mito riporta che Seth fu aiutato da 72 compagni, ciò sembra riferirsi al decentramento della piramide di Chefren verso Est, poiché i 12 metri di questo slittamento possono essere visti come 12 cerchi di diametro 1m, oppure un unico cerchio di diametro 12m, entrambi con circonferenze di 72 cubiti reali, ovviamente nel primo caso è la somma 72 cubiti reali si hanno dalla somma di tutte le circonferenze.

 

Sulla stessa falsariga appare chiaro che lo smembramento di Osiride in 14 parti sia riferito alla suddivisione della circonferenza di raggio 1m in 14 parti, creando una nuova unità di misura il cubito “piccolo”(1 cubito piccolo= π/7), di fatto rivoluzionando il sistema di misure forse con l’intento di coprire le “tracce” del suo misfatto.

  

 

Un altro riscontro rilevante è la perdita dell’ “occhio di Horus” nella lotta con Seth, poiché lo stesso decentramento cancella di fatto l’ “occhio” presente nel “duat”, che noi sappiamo comparire solo considerando la planimetria ideale o originale, mentre quello in superficie rimane immune da cambiamenti.

 

Quindi la collocazione reale dei monumenti di Giza è segnata dal ripensamento finale, che vede le divinità raccogliersi e pronunciarsi in favore di Horus, esiliando Seth e posizionando la piramide di Chefren dove tutt’ora risiede, cancellando definitivamente il progetto machiavellico di Seth.  

 

Questa originale interpretazione contempla anche alcuni aspetti del comportamento umano, poiché è a dir poco una stranezza che le altre divinità rimangano estranee da un intervento in merito all’ omicidio avvenuto a più riprese ed abbastanza cruento per mano di Seth, per poi intervenire a sedare la lotta tra Seth ed Horus, quindi è ragionevole presumere che la “morte” di Osiride è solo una metafora, comunque da intendere come episodio negativo, che però non altera la posizione di Seth almeno fino alla lotta con Horus.

C’è inoltre la possibilità che il “cerchio di Giza” rilevato da L. Bagnara corrisponda all’ “occhio” che Thot aveva ricostruito per sostituire quello perso da Horus, poiché questo cerchio ha il diametro che corrisponde ai 3/2 del valore di pi-greco per mille (4711.5 x (2/3)= 3141m) ed al contempo corrisponde ai 9/8 della somma dei perimetri virtuali della planimetria originale(4711.5 x (8/9)= 4188m), giustificando così la scelta della collocazione attuale della piramide di Chefren. (4711.5 x (8/9)= 4188m), giustificando così la scelta della collocazione attuale della piramide di Chefren.

Concludendo questo succinto resoconto di una lunga ricerca (che tra l’altro è solo iniziata) mi appresto a parlare in prima persona,

è sconfortante sapere che molte considerazioni sulle piramidi di Giza vengano portate senza aver provveduto ad una analisi accurata delle misure dimensionali, dopo molti anni di accesi dibattiti non esistono una o più planimetrie corredate di tutte le misure e di tutte le sezioni necessarie per una corretta valutazione, soprattutto non ve ne sono di condivise; altrettanto sconfortante è la difficoltà che ho incontrato per divulgare e per portare all’attenzione di chi dovrebbe essere interessato per professione, i risultati della ricerca che ho condotto in autonomia e con mezzi “rudimentali”.

La mia ricerca è stata sviluppata da pochi dati raccolti su Wikipedia e dal mio modesto bagaglio culturale, attualmente è racchiusa in un saggio inedito di cui gli articoli pubblicati su Nibiru 2012 sono una raccolta dei punti salienti.

Colgo l’occasione per ringraziare lo staff di Nibiru 2012 per avermi concesso la possibilità di vedere pubblicata questa serie di articoli.

Ringrazio inoltre per aver riservato attenzione ed in alcuni casi assistenza:


Loris Bagnara, Paolo Magari,

 

gli utenti: Ajex97, Mystical boiler, Setebo,


le strutture:

A.l.s.s.a di Genova, L.a.c. di Ferrara, biblioteca comunale di Allumiere,

 

urp della segreteria generale CNR.

 


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lunedì 27 ottobre 2014

LE FONTI ARCHEOLOGICHE - VALIDITA' ED ATTENDIBILITA'

Annosa questione dietro cui certa Archeologia ormai ultra-ortodossa si para pur di non dover accettare e riconoscere ufficialmente nuove realtà spesso evidenti,è quella sulla attendibilità di talune fonti e di taluni spunti di ricerca Posizione anche condivisibile, in certi casi, solo che spesso il tutto diventa strumentale , manieristico e francamente quasi ridicolo. Uno scudo dietro cui ripararsi pur di negare l'evidenza, rifiutando a priori ogni confronto. Ma la medesima intransigenza viene utilizzata anche per le " proprie " fonti ? No, assolutamente, come vedremo tra breve.
Esempi classici : l'attribuzione al Faraone Cheope della costruzione della Grande Piramide di Giza, avvenuta ufficialmente verso la metà del terzo Millennio avanti Cristo, e la negazione, ormai ai limiti del surreale, della esistenza di una Antica Civiltà Sarda a favore della impalpabile ed indefinibile" Civiltà Nuragica ", definizione questa francamente non più tollerabile. Come se la Civiltà Greca classica divenisse la " Civiltà Templistica " e la nostra Civiltà attuale quella " Stadiaria " in quanto edifichiamo gli stadi di calcio. E quella Romana ? Ovviamente " Civiltà Arenica ( o.....Arenaria, o .....Anfiteatrale o Acquedottica...) in quanto venivano edificate Arene, Anfiteatri ed Acquedotti appunto. Talmente assurdo, ne convengo, da far sorridere. .
Due esempi differenti, ma sostanzialmente ben comparabili, di come la negazione di differenti realtà archeologiche conduca comunque al medesimo risultato : lo spingersi in una sorta di tonnara - dogmatica da cui non si può più uscire senza incorrere in figuracce ben poco professionali, soprattutto ove provengano da certa accademia, per fortuna sempre più esigua. "Figuracce" a dir poco, una sorta di eufemismo.
A sostegno delle super-stratificate concezioni di cui sopra, si citano fonti, la cui attendibilità e veridicità non è in discussione. Benissimo. Innanzitutto una considerazione : ma dove è scritto che non si possa mettere in dubbio un qualcosa pur accettato da secoli ? Perchè no ? Ed allora vediamo :
Piramide di Cheope : Fonti : una iscrizione ( una sola in tutta la gigantesca costruzione ) , peraltro grammaticalmente scorretta, non databile, in cui si fa cenno al faraone Cheope. Ora, dico io, una sola iscrizione ed anche sbagliata ? Ogni commento è superfluo.
Altra,ed ultima fonte : il racconto dello Storico Greco Erodoto, che " narra " ( ebbene sì ) fatti accaduti 2.000 anni prima e riferiti da fonte non scritta ma orale. E' come se io oggi, parlando con qualcuno che conosca bene l'Anfiteatro Flavio a Roma ( Colosseo ) affermassi che, 2.000 anni fa, i Celti, o i Galli, o i Celtiberi, abbiano edificato il magnifico monumento. Non ci crederebbe nessuno, appunto. Ma c'è di più: lo stesso Erodoto ( Storiografo eccellente, 500 circa avanti Cristo, Grecia Classica ) utilizza più volte il verbo " dicono " e mai e poi mai " certamente ", con grande onestà intellettuale ( lui sì.........). Afferma,inoltre, che 100.000 uomini lavorarono per 20 anni. Ora, basta fare due calcoli ( anni, ore,minuti, diviso per il numero dei colossali blocchi pesanti spesso decine di tonnellate, circa 2.300.000 ) per giungere alla conclusione che sia stato posto, con precisione millimetrica, un blocco ogni 4 minuti circa. Per vent'anni, ininterrottamente, sempre e comunque, senza sosta, pausa, festività, cerimoniali o chissà cosa. Il tutto con funi naturali e strumenti semplicissimi. Bene : e di notte ? Con le torce ? E durante le piene del Nilo ? Con pinne maschera e boccaglio ? E come illuminavano all'interno , data la mancanza di di segni o tracce di fuliggine od altro ? E come parlavano a distanza di centinaia di metri ? Voce Stentorea alla Al Bano ? Scusate, ma l'ironia è dovuta, anche perchè il minutaggio di cui sopra si riduce ulteriormente, in maniera quasi comica.
Che poi, come sapete, edifici simili, ed in Linea, sono ubicati anche in Messico ed in Cina. Medesime problematiche............
Ed ecco che allora , improvvisamente, si comincia ad affermare che forse 20 anni non sono bastati, che forse ne sono occorsi 40 od addirittura cento.
E no, troppo comodo . Che facciamo, modifichiamo parte della fonte a nostro uso e consumo ? Non è scientificamente e metodologicamente corretto, e che diamine. Si deve restare sui 20 anni, altrimenti la fonte salta. Appunto.
Antica Civiltà Sarda : sembra di abbattere un Dogma ( che poi, ricordiamolo, dal punto di vista delle Religioni i dogmi sono essenziali, ci mancherebbe altro, in quanto chi Crede, Crede, e non servono dimostrazioni ) , ma Storia ed Archeologia non possono essere caratterizzate da dogmi,è assurdo. Ebbene, "Antica Civiltà Sarda" sembra un termine da non utilizzare, una sorta di anatema, a fronte di edifici, navi, arte bronzea, arte statuaria, organizzazione sociale, contatti con regioni lontane quali la Scozia ed il Nord della Francia, terminologie antiche ed antichissime, raffigurazioni iconografiche uniche al Mondo, reperti particolarissimi ed in genere testimonianze che parlano di una Civiltà ( e non di pastori ed allevatori semi - disorganizzati ) con una precisa identificazione certamente pre - Celtica, e quindi anteriore almeno ( almeno ) al 2.500 avanti Cristo.. Tanto precisa da averci tramandato, anche ed addirittura a livello di strumenti musicali, di maschere e di tradizioni, tanto per dirne qualcuna, peculiarità indiscutibili.
Ma basterebbe ammettere ( con la dovuta onestà intellettuale ) che un dato è francamente assurdo : i contatti, ovviamente via mare e quindi grazie alla navigazione, tra Bretagna e Sardegna sono certi, in virtù dei tanti Men - Hir presenti nei due territori. Datazione ? 3.000 / 3.500 avanti Cristo. Poi, improvvisamente, stando a certa ufficialità, i rapporti con il Nord - Ovest Europa cessano, e si deve attendere fino alla metà circa del Secondo Millennio avanti Cristo per avere nuovi rapporti tra Sardegna e Mediterraneo, ma stavolta Orientale. Scusate, ma nei duemila anni intermedi i Sardi cosa hanno fatto ? Nulla ? Nulla di nulla ? Sono tanti 2.000 anni, passarli in ozio e senza far nulla deve essere stato particolarmente tedioso. Ovvio che una barzelletta del genere sia inaccettabile, ed infatti le evidenze dei rapporti tra Scozia Settentrionale ed Antica Civiltà Sarda affermano, anzi asseverano, qualcosa di molto diverso.
Eppure si sente ancora parlare di una non meglio definita "Civiltà Nuragica", probabilmente perchè è stato impossibile ignorare le migliaia di edifici tipici dell'Isola, peraltro reperibili anche nella Scozia Settentrionale,appunto, in numero di circa un migliaio. La Metodologia Comparativa parla chiarissimo, oltre a tanti altri riscontri di cui spesso abbiamo parlato. Ma se così deve essere , e se di Civiltà Nuragica e basta si vuole continuare a parlare, vuol dire che d'ora in avanti parleremo anche di Civiltà "Templistica" per i Greci e di Civiltà "Anfiteatrale o Acquedottica" per i Romani. Mi sembra un atto di equità archeologica, non Vi sembra ? Per la piramide cosiddetta di Cheope, siamo sempre in attesa che qualcuno ci faccia vedere come si pongono in opera blocchi di decine di tonnellate di peso, ogni 2 / 3 minuti, con attrezzi, cordame e strumenti dell'epoca. Solo per un giorno, ma ogni 2/3 minuti però, e con precisione millimetrica, come ha fatto chi le ha costruite per davvero.

( tratto da : Sardegna, pagine di Archeologia negata. Una grande Civiltà Mediterranea migliaia di anni prima della Storia di Roma - di Fabio Garuti - Anguana Edizioni - Sossano -VI )

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martedì 5 agosto 2014

DUalism ATtainable

 

 

Nei precedenti articoli erano stati raggiunti due obiettivi, il primo dimostrando la plausibilità dell’ipotesi legata all’utilizzo del valore reale di π da parte dei costruttori delle piramidi in relazione alla unità di misura “metro”, l’altro obiettivo dimostrando che il “metro” è comunque un valido strumento di decodificazione delle misure dimensionali dei monumenti anche svincolato dal valore di π, imputando alle misure dei monumenti valori simbolici che sfociano nella mitologia e nella religione dell’antico Egitto.
In particolare era stata proposta come “chiave” risolutrice l’altezza della grande piramide, che in precedenza avevamo fissato a 147m, suggerendo che questa misura andava letta nel modo seguente:
1 un dito, 4 quattro dita (un palmo), 7 sette palmi (un cubito),
sostanzialmente un numero che riporta il cubito reale ed i suoi sottomultipli.
Ricordando l’insolita metodologia usata nell’estrapolazione di π dalle due piramidi maggiori (fig. 6a) è lecito domandarsi se la stessa procedura fosse valida per l’estrapolazione di qualcosa di importante, stavolta usando la lettura simbolica dell’altezza della grande piramide,
ed è proprio questa riflessione a spalancare le porte del “duat”,
poiché se nell’estrapolazione di π venivano prese in considerazione le seguenti operazioni per le due piramidi maggiori:
Cheope      perimetro in cubiti / altezza in metri = 12
Chefren    perimetro in metri /  altezza in cubiti = π
sottintendendo la volontà di esprimere in metri l’altezza della grande piramide ed il perimetro della piramide di Chefren, la stessa volontà si sarebbe manifestata anche nella lettura simbolica delle misure in metri,
quindi se 147m dell’altezza della piramide di Cheope sono la corretta espressione simbolica pocanzi citata, dovremmo riscontrare la stessa chiara espressione in metri nella misura del perimetro della piramide di Chefren.
Purtroppo gli 861m di perimetro della piramide di Chefren non rispondono positivamente alla lettura simbolica, tuttavia prendendo in considerazione la possibilità che questo affannarsi nell’imprimere significati nelle misure dimensionali dei monumenti sia un quesito enigmistico, si arriva rapidamente alla risposta più coerente,
perché c’è un numero che meglio descrive il cubito reale ed i suoi sottomultipli, il numero è 1728.
Come per l’altezza della grande piramide leggiamo il numero destinato a rappresentare il perimetro della piramide di Chefren:
1 un cubito, 7 sette palmi (un cubito), 28 ventotto dita (un cubito),
prendendo come valido questo esercizio si entra nel “duat”, bisogna ricordare che il “duat” è il classico esempio di dualità, come la reciprocità di due mondi, forse ispirato dall’alternarsi del giorno con la notte, oppure alla contrapposizione tra mondo materiale e mondo spirituale, la vita e la morte, c’è anche la possibilità che tale termine sia stato usato per distinguere qualcosa di più tangibile, ed è quest’ultima possibilità che certamente non trascureremo,
questo perché avendo ipotizzato un perimetro di 1728m per la piramide di Chefren è il preludio ad una discesa nelle viscere della terra, un ampliamento virtuale della piramide di Chefren (fig.6b), delineando un mondo superiore visibile con un corrispettivo mondo inferiore invisibile.
Seguendo l’inclinazione ed operando un prolungamento fino a raggiungere il perimetro di 1728m, la nuova piramide raggiunge i 288m di altezza, 143.5m sopra la linea ideale del suolo a cui vanno sommati 144.5m che scendono sotto la linea ideale del suolo,
il suo apotema raggiunge i 360m,
e la lunghezza dello spigolo sfiora i 420m.

 Solo su questa nuova piramide i riscontri simbolici o semplicemente numerici fanno capire la genialità dei suoi ideatori, per iniziare il perimetro di 1728m di cui abbiamo sottolineato la lettura simbolica ha un’altra grande particolarità, esso equivale a 12³,
la lunghezza dello spigolo di circa 420m è correlata al numero dei preziosi consigli della dea Maat (42 x 10),
l’altezza di 288m  trova un suo corrispettivo speculare negli 882m di un lato della “cassa” costruita da Seth, e ancora altri riscontri che appariranno strada facendo, ma a questo punto sorge spontaneo un interrogativo,
l’ampliamento virtuale nel sottosuolo della piramide di Chefren è un caso isolato oppure anche le altre piramidi sono coinvolte in questo gioco virtuale?
Ovvio che il passo successivo è tentare un ampliamento ideale delle altre due piramidi, ed in mancanza di riferimenti è opportuno ampliare la piramide di Cheope e la piramide di Micerino finchè i propri lati non collimino con uno dei lati della piramide di Chefren, procedura che è dovuta ad un reperto archeologico molto discusso, l’ “uovo” di struzzo predinastico, poiché su questo uovo sono raffigurate le tre piramidi, l’una affiancata all’altra, raffigurazione che ha lasciato spazio a molti dibattiti ma che associata all’ampliamento virtuale lascia sicuramente pochi dubbi, la sezione delle tre piramidi ampliate (fig.7) è abbastanza eloquente anche se non tiene conto delle quote altimetriche dei lochi delle piramidi stesse, una differenza altimetrica trascurabile per la nostra dimostrazione, non altrettanto se si pensa di essere in un luogo dove tutto è disposto con precisione e fermezza d’intenti, tenendo conto che chiunque abbia costruito questi grandiosi edifici non avrebbe certo incontrato seri ostacoli a livellare il terreno su un’unica quota.
Si può facilmente notare che le dimensioni delle piramidi minori sono aumentate notevolmente perseguendo l’ampliamento virtuale ispiratoci

dal simbolismo delle misure espresse in metri, e seguendo le distanze interassiali rilevate da Flinders Petrie, l’assonanza con l’ “uovo” predi nastico è sbalorditiva, tuttavia le piramidi di Cheope e Micerino non presentano la chiaro leggibilità della piramide di Chefren. Per cui abbiamo riscontri favorevoli per il nostro approccio decodificatore: simbolismo e chiaro leggibilità  valido sulle strutture reali, manifestazione da parte dei costruttori di conoscere la geometria delle figure circolari, similitudine tra piramidi ampliate virtualmente ed “uovo” predinastico e come ultimo avvaloramento una distanza tra punto più meridionale e punto più settentrionale del complesso monumentale virtuale che è poco meno di 2000 cubiti reali (1998.43c.r.), il che lascia supporre che l’intenzione dei costruttori poteva essere orientata per fissare i lati lungo la direttrice Nord-Sud proprio in 2000 cubiti reali, supposizione che trova sostegno nelle misure interassiali rilevate da Petrie considerando l’ampliamento virtuale delle piramidi, dunque la mancanza di chiaro leggibilità delle misure delle piramidi esterne non è da imputare ad una errata posizione delle medesime, esiste invece la possibilità che la posizione della piramide di Chefren non sia stata quella prevista, ovvero una posizione dovuta ad un ripensamento in fase esecutiva, tuttavia non alterandone le dimensioni della piramide ampliata da noi suggerite.
Prendendo in considerazione questa tenue possibilità si ammetterebbe il seguente scenario, la posizione della piramide di Cheope è corretta, come anche la posizione della piramide di Micerino, non possiamo dire lo stesso per la piramide di Chefren, quindi evocando le presunte paternità dei monumenti, Cheope segue un progetto, il successore Chefren non contempla il progetto del predecessore, e in modo inaspettato Micerino riprende il progetto iniziato con Cheope, percorrendo invece le vie lontane dalle presunte paternità si potrebbe delineare un nuovo scenario, se vogliamo più congeniale per una comunanza progettuale, ovvero le piramidi conosciute come di Cheope e Micerino furono edificate per prime, forse all’unisono, delimitando un area rettangolare con misure precise ed altamente simboliche, successivamente iniziarono l’edificazione della piramide conosciuta come di Chefren ed in maniera piuttosto misteriosa ebbero un ripensamento progettuale collocandola in una posizione “errata”.
Per non smentire l’approccio usato fin ora continueremo per la strada più impervia e controversa, anche perché i risultati ottenuti depongono a nostro favore, quindi per quanto sia impervia e difficile da percorrere si ha la netta sensazione di essere sul percorso giusto, ed avendo varcato il cancello del “duat” sicuramente incontreremo altri risultati positivi, che confermeranno la bontà di questa ricerca.

 

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martedì 10 giugno 2014

RHAZIONALITA

BRAD 17 RESEARCH

Nel precedente articolo era stata avanzata l’ipotesi che il “metro” sia stato già utilizzato dai costruttori delle piramidi per effetto di una formula matematico-geometrica relativa alle peculiarità delle figure circolari.
Una ipotesi piuttosto discutibile, soprattutto perché il “metro” vede la sua ufficializzazione come unità di misura lineare in un’epoca abbastanza recente ( fine 1700 circa), una ipotesi che assume aspetti sconcertanti se utilizziamo il metro per le misurazioni dei monumenti di Giza, poiché esso dimostra di avere una ragione di esistere anche senza la presenza del valore di pi-greco.
Procediamo nella dimostrazione con piccoli ma significativi passi, isolando le cifre numeriche dei perimetri delle due piramidi maggiori (924m e 861m) otteniamo un insieme numerico eterogeneo, ovvero i numeri: 9, 2, 4, 8, 6, 1,
esulano da questo gruppo i numeri 3, 5, 7,  e se vogliamo lo zero,
sulla base di questa piccola anomalia possiamo dilettarci in osservazioni e calcoli degni della migliore rivista di enigmistica,
innanzitutto il doppio della somma dei due perimetri ci riporta al gruppo numerico mancante:
(924 + 861) x 2 = 3570
un chiaro sintomo della capacità e della volontà dei progettisti delle piramidi di usare il “metro” presentandolo con cifre rotonde e sotto molti aspetti simboliche,
è emblematica la lettura della somma degli spazi vuoti tra le tre piramidi considerando la posizione dell’osservatore ad Est oppure ad Ovest del sito archeologico (fig.3), che si presenta come segue:
spazio compreso tra lato Sud della piramide di Cheope e lato Nord della piramide di Chefren uguale a 130.735m,

 spazio compreso tra lato Sud della piramide di Chefren e lato Nord della piramide di Micerino uguale a 225.955m , sommando i due valori:
130.735 + 225.955 = 356.69m
un’ottima approssimazione di 357, con un margine d’errore di 0.31m, poco più di trenta centimetri (0.09%), approssimazione che in futuro sarà ridotta a zero, approssimazione che certamente non era contemplata dal genio matematico del progettista ed esecutore del complesso architettonico.
Per ora soffermiamoci sulla volontà di imprimere nell’architettura delle piramidi di Giza, un messaggio fortemente scientifico attraverso due unità di misura distinte che convivono con armonia nelle dimensioni  dei monumenti, proponendo il primo legame tra la religione egizia ed il sito archeologico, concentrando le nostre attenzioni sui “preziosi” o “saggi consigli” della dea Maat.
Vale certo la pena di ricordare che la dea Maat era una delle divinità maggiormente tenute in considerazione, si riteneva che senza di essa il mondo sarebbe sprofondato nel caos, ed i suoi “preziosi o saggi” consigli per qualche millennio rappresentarono quello che si può definire un equivalente dei comandamenti biblici , non certo per il numero, poiché i “preziosi consigli” erano 42.
La cosa che merita la nostra attenzione è che nelle misure dimensionali dei monumenti di Giza il numero 42 appare in numerose circostanze, per di più espresso in entrambe le unità di misura (metro e cubito) ed anche in assenza di essi, come l’ottima approssimazione di 42° dell’angolo formato tra lo spigolo e la diagonale di base della piramide di Cheope, numero 42 di cui riportiamo alcune iterazioni:
1764 cubiti sono il perimetro della piramide di Cheope, 1764 che è l’equivalente di 42²,
differenza tra le altezze delle piramidi maggiori 3.5m (147 – 143.5), dove 3.5m sono esattamente 1/42 dell’altezza della grande piramide (147 / 42 = 3.5m),

3.5m che a loro volta rappresentano il raggio di un cerchio di circonferenza pari a 42 cubiti reali una buona approssimazione la rileviamo nella lunghezza dello spigolo della grande piramide, circa 420 cubiti reali (42 x 10), oppure accedendo nella grande piramide ci si accorge che la quota sulla base della medesima dello snodo (fig.4) tra cunicolo discendente e cunicolo ascendente è di 4.2m
(42 / 10),
anche i condotti detti di “ventilazione” sono una reiterazione, la superficie della sezione dei condotti è di 42cm²,
sostanzialmente una manifestazione palese di fissare sulle dimensioni dei monumenti questo numero simbolico, espresso in tutte le salse possibili ed immaginabili, numero che troverà una esplosione di riscontri quando giungeremo alla “cassa” costruita da Seth, argomento ancora lontano dall’essere toccato, poiché ancora deve finire la dimostrazione della reale conoscenza del “metro” e soprattutto della capacità di utilizzarlo con sistema numerico decimale,
un tema spinoso, perché anche se i dati finora raccolti supportano in modo sufficientemente soddisfacente la conoscenza e l’uso della “moderna” unità di misura non è detto che la stessa sia stata usata con un sistema decimale,
certamente il raggruppamento numerico eterogeneo depone a favore di questo sistema, dire che sia sufficiente però è abbastanza prematuro,
tuttavia analizzando in maniera più accurata le misure dei monumenti, il sistema decimale assume una presenza “giustificata” dalla logica.

 

 

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venerdì 6 giugno 2014

Pi-Egizio

BRAD 17 RESEARCH
Questa serie di articoli è un succinto resoconto di una ricerca svolta con strumenti rudimentali ed il libera autonomia, sono oltremodo grato allo staff di “NIBIRU 2012” per avermi concesso la pubblicazione dei medesimi,  anche perché sono stato messo nella condizione di superare difficoltà enormi, per lo più  oggettivi ostacoli di natura “burocratica” nel presentare e discutere questa ricerca alle istituzioni o agli enti preposti per la valutazione di ricerche scientifiche.
La ricerca è concentrata sui monumenti di Giza e sui numerosi interrogativi che circondano il sito archeologico, passando con una necessaria panoramica sullo strumento fondamentale per lo sviluppo di scienza e tecnologia di qualsiasi civiltà, la matematica, nello specifico la matematica e la geometria nota agli ideatori delle piramidi e della sfinge. In molti frangenti ci troveremo a discutere anche della religione e dei miti dell’antico Egitto, questo perché esiste una percezione condivisa da molti, che i miti e le liturgie religiose possono essere veicoli di nozioni scientifiche e che al contempo sono una cronaca di eventi e personaggi realmente esistiti, in entrambe i casi la decodificazione è piuttosto complicata, tuttavia con una seria e paziente analisi si può accedere alle meraviglie di questa antichissima civiltà, arrivando a disegnare l’identikit degli edificatori delle piramidi di Giza, che “stranamente” diverge dalle figure faraoniche.
PI-EGIZIO
Ormai da anni si dibatte sulla presunta conoscenza della costante geometrica pi-greco da parte degli antichi egizi, dibattito aperto con le considerazioni sul rapporto tra perimetro ed altezza della grande piramide che riporterebbero ad una buona approssimazione di tale valore moltiplicato per due, dibattito che trova una controparte negli  estimatori del problema 50 del papiro di Rhind, nel quale l’approssimazione ricavata è piuttosto grossolana, per facilitare la comprensione delle distinte posizioni illustriamo di seguito le due situazioni:
1) perimetro della G.P./ altezza G.P. = 6.2857    ( 3.1428 x 2)
2) valore stimato dal problema 50 del papiro di Rhind su un cerchio di diametro 9, π = 3.1604 (?)
 tra i due valori si è ritenuto di privilegiare il secondo valore perché frutto di un problema geometrico, imputando all’altro valore un processo casuale, tuttavia l’argomentazione che segue dimostrerà con molta eloquenza quanto sia stata superficiale ed errata questa presa di posizione. La nostra analisi è orientata verso l’unità di misura lineare egiziana il “cubito reale” in concomitanza alle dimensioni ed alla dislocazione delle piramidi di Giza, che susciterà interrogativi più grandi ma simultaneamente ci metterà nelle condizioni migliori per decodificare queste presunte conoscenze.
Il cubito reale corrisponde a 0.5236 m., il motivo del nostro interesse è che nel cerchio trigonometrico (fig.1-a) il cubito reale corrisponde al segmento circolare ottenuto da un angolo di 30°, ovvero il cubito reale è equiparabile a π/6, con un margine approssimativo che scende ai decimillesimi, sicuramente migliore del pi-greco rilevato da Archimede.
La cosa che lascia increduli è che la dislocazione geografica di Giza (fig.1-b) trova la sua latitudine proprio a 30°, ragion per cui si aprono due interrogativi,
il primo è se la civiltà egizia fosse stata in grado di rilevare l’effettiva posizione geografica del sito, il secondo è legato al connubio tra metro, pi greco e cubito reale perché la precedente osservazione sulla valenza angolare del cubito reale nasce da un equivalente espresso in metri.
Mentre per il primo non troviamo prove che ne supportino in modo distinto la reale capacità di computare le dimensioni terrestri, si può con acutezza ed una certa dose di coraggio trovare una risposta al secondo,


 .

(figura 1: in alto il cerchio trigonometrico (a) , in basso il globo terrestre (b).)

cioè gli antichi egizi conoscevano ed utilizzavano il metro (100 cm), una ipotesi non facile da accettare ma che è supportata da una delle discipline più antiche dell’umanità, l’architettura.
Per essere più precisi e chiari sono le dimensioni dei monumenti che confermano la validità di questa ipotesi, le difficoltà nel conseguire misure esatte per la mancanza del rivestimento esterno sono facilmente valicabili accettando l’ipotesi che vede una conoscenza del “metro” in concomitanza con il perfezionismo degli antichi egizi di esprimere numeri non interi con frazioni numeriche, ragion per cui oltre alle numerose misurazioni di monumenti dell’antico Egitto che riportano cifre intere espresse in metri, è ragionevole e pertinente considerare cifre non intere come insiemi frazionari, quindi in prossimità di stime con numeri oltre la virgola ci affideremo al mezzo metro, al quarto di metro, al terzo di metro, etc,
cosi che partendo da pochi dati raccolti sul web si ottengono le seguenti misure dimensionali delle tre piramidi:
                                          altezza      perimetro   lato di base (metri)
piramide di Cheope      147            924               231              
piramide di Chefren     143.5         861               215.25
piramide di Micerino    65.5          414               103.5

Sembra impossibile, ma con questi pochi dati ed accettando come valida l’ipotesi della conoscenza del “metro” si può intravedere il genio matematico e geometrico degli ideatori di Giza, di cui ora dimostreremo la reale conoscenza del pi-greco che di conseguenza supporterebbe anche la valenza geografica del cubito reale.
In sostanza le due piramidi maggiori si comportano come un comune vocabolario traduttore, come il classico Italiano – Inglese e Inglese – Italiano, con la differenza che esse traducono misure lineari piuttosto che lingue, tutto ciò è facilmente rilevabile seguendo due semplici operazioni:
 

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martedì 4 marzo 2014

Tre Riflessioni sulla Costruzione della Grande Piramide





 

La Piramide di CheopeUn'opera "colossale" come L’Anphytheatrum Flavium, fu realizzata in circa 8 anni (72 d.C – 80 d.C.) con tecnologie di oltre 2500 anni più avanzate di quella Egizia all’epoca della costruzione della grande piramide (i Romani conoscevano la ruota, la carrucola, il ferro ed altri leveraggi combinati) e con il massimo sforzo dell’ingegneria Romana, per realizzarla nel più breve tempo possibile.
Due foto satellitari nelle giuste proporzioni di scala, che mettono a confronto il Colosseo con la Grande Piramide. Da notare il perfetto allineamento della piramide con i 4 punti cardinali

 

Sotto, due disegni (sezioni mezzeria) per confrontare l’altezza

In pratica la grande piramide potrebbe quasi inglobare al suo interno l’intero Colosseo:

Infatti con la sua altezza di circa 57m, il Colosseo è solo ad 1/3 dell'altezza della Piramide di Cheope. Col suo lato più lungo di 188m è ben lontano dai 230m di Cheope.
Impressionante è il confronto sul peso: 7 milioni di tonnellate per la piramide, contro 0,25 milioni di tonnellate del Colosseo (considerando un peso specifico di 2,5 tonnellate a m3 per il travertino). I Romani si guardarono bene dal sollevare in quota blocchi dal peso di 2, 3, 10 fino a 70 tonnellate. Piuttosto si limitarono ad applicare il sistema "arco" alla perfezione movimentando in quota blocchi sempre al di sotto della tonnellata.
Sotto un disegno di una gru di epoca romana, sconosciuta agli Egizi e comunque inadeguata al sollevamento in quota dei blocchi di granito da 70 tonnellate della cosiddetta “camera del re”:

Trainata da buoi per mezzo dei due grossi cilindri, i quali fungevano da ruote durante il trasporto (fig.1) e da propulsore durante il sollevamento. I cilindri erano sufficientemente grandi da poter ospitare un certo numero di persone che, camminando all’interno di essi, imprimevano la rotazione al perno principale: qui era fissata la fune di sollevamento, sostituita all’occorrenza da quella necessaria al movimento del braccio

Il confronto sul volume di roccia impiegata è altrettanto impressionante: 0,1 milioni di m3 per il Colosseo, contro i 2,3 milioni di m3 della Piramide: ovvero la piramide ha un volume costruito di circa 23 volte superiore al Colosseo. Anche per il fattore tempo, il confronto è interessante, considerando che il faraone Cheope avrebbe regnato dal 2620-2597 a. C., ovvero circa 23 anni per alcune fonti, mentre dal 2589-2566 a.C per altre fonti, comunque circa 23 anni in tutto e che la costruzione della piramide sia avvenuta in circa 20 anni.
Riassumiamo:
1) Hcolosseo = 57m; Hpiramide = 150m
2) Lcolosseo = 188m; Lpiramide = 230m
3) Pcolosseo = 0,25*106 ton; Ppiramide = 7*106 ton; (Ppiramide/Pcolosseo)=28
4) Vcolosseo = 0,1*106 m3; Vpiramide = 2,3*106 m3; (Vpiramide /Vcolosseo)=23
5) Tcolosseo = 8 anni; Tpiramide = 20 anni; (Tpiramide/Tcolosseo)=2,5
Quindi la Piramide rispetto al Colosseo ha un peso circa 28 volte maggiore, ed ha un volume circa 23 volte maggiore, ma è stata costruita i soli 20 anni, quindi impiegando solo 2,5 volte il tempo che i Romani impiegarono per costruire il Colosseo 2500 anni dopo, utilizzando tecnologie sconosciute agli Egizi all’epoca della costruzione della piramide, quali la ruota, la carrucola e le travi in ferro.
La differenza è di circa un ordine di grandezza tra Peso-Volume e Tempo, elemento questo che deve indurre a riflettere poiché nell’analisi scientifica uno scarto simile è indice di un errore nella teoria o nell’esperimento: in questo caso essendo certo il metodo ed il tempo impiegato dai Romani per costruire il Colosseo, è immediato pensare ad una rivalutazione della teoria sulla costruzione della grande piramide.
Volendo forzare un confronto, se consideriamo un fattore di proporzione medio tra i rapporti Peso e Volume, abbiamo un valore di 25 volte: applicandolo al fattore tempo, significa che se i Romani avessero voluto realizzare un Colosseo a “grandezza piramide di Cheope”, avrebbero dovuto impiegare circa 200 anni (25x8=200).
O, viceversa, se i Romani avessero avuto le stessa bravura degli Egizi, avrebbero dovuto realizzare il Colosseo in meno di 4 mesi (8x12/25=3,84).
Quale superiorità viene attribuita oggi alla civiltà Egizia del 2500 a.C. per credere che abbia realizzato un’opera immensa in soli 20 anni, ridicolizzando lo sforzo ingegneristico della civiltà Romana che oltre 2500 anni dopo avrebbe impiegato 200 anni per realizzare un’opera paragonabile?
Questi semplici confronti, senza alcuna pretesa di precisione scientifica da laboratorio, riescono indubbiamente a dare indicazioni importanti sugli ordini di grandezza in gioco: i dati su peso,volume e tempo possono non essere precisi, ma il loro ordine di grandezza è inconfutabile.
Ed il confronto sugli ordini di grandezza mostra che stiamo attribuendo agli Egizi una capacità ingegneristica, tecnica e costruttiva di gran lunga superiore a quella Romana, sebbene quest’ultima padroneggiasse mezzi e tecnologie più avanzate.
Nel 2570 a.C. (data in cui si ritiene costruita la piramide) è dimostrato che gli Egizi non conoscessero la ruota, né di conseguenza la carrucola. Non conoscevano inoltre nemmeno il ferro, ma solo il rame.
Oggi, nel 2013, è tecnicamente impossibile movimentare blocchi di granito da 70 tonnellate senza l’ausilio di mezzi meccanici-idraulici speciali.
Ipotizziamo che la cava dalla quale furono estratti i blocchi di roccia calcarea si trovasse su una collina posta a circa 1 km dalla grande piramide (dott. Diego Baratono,2007): estrarre, lavorare, ruotare, capovolgere, spostare sulle slitte, trasportare verso la piramide, poi affrontare la rampa inclinata, arrivare alla quota prevista, posizionare con precisione millimetrica blocchi dal peso dai 1 tonnellata fino a 4 tonnellate, il tutto senza
l’ausilio nemmeno della più rudimentale carrucola, diventa un’operazione da sottoporre ad un’attento studio di fattibilità.
Avessero almeno avuto la gru romana (fig.1), avremmo potuto farci un’idea di come avvenissero le operazioni suddette, ma è dimostrato che al massimo gli Egizi hanno usato leve in legno o rame.
Se poi passiamo ai blocchi da 40 fino a 70 tonnellate della “camera del re” allora le suddette operazioni appaiono ai limiti delle spiegazioni fisiche.
A titolo di esempio, si riporta un disegno dove si evincono le proporzioni dei blocchi:


Fig.2 (dal Libro “Nel Cantiere della Grande Piramide” M.V. Fiorini): il 10% dei blocchi ha un peso superiore alla tonnellata (per intenderci il peso di una Fiat Panda nuova a benzina); mentre solo il 2% supera le 20 tonnellate con picchi di 70 tonnellate.

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mercoledì 5 febbraio 2014

Quando l’uomo spense il cielo

Guardare all’insù, che si faccia con curiosità, con dubbio, con ammirazione, per studio…guardare all’insù è un gesto che ogni uomo o donna, sulla Terra, almeno una volta nella vita…ha fatto. Il cielo stellato, oggettivamente, è uno spettacolo che la natura regala ogni giorno – nuvole e nebbia permettendo – ed è per questo che l’uomo, dotato di intelligenza e di gusto per “ciò che è bello”, anche tra i suoi impegni, tra la frenesia, tra il generale disinteresse diffuso di questi tempi, ogni tanto…beh, ogni tanto uno sguardo a quei puntini luminosi lo volge.

E lo volge senza l’aiuto ed i consigli di quello che mi piace definire “consumismo astronomico”. Una sorta di scadenziario, in cui l’uomo medio deve guardare il cielo il 10 agosto, per vedere “le stelle cadenti”. O in presenza di un evento “particolare”, come un eclissi, una cometa. In cui misteriosamente la stampa diventa improvvisamente onnisciente di un argomento sino al giorno prima trascurato. Non ce n’è bisogno, non serve l’aiuto del telegiornale di turno…basta guardare, ed è pure gratis.

E l’uomo lo fa da secoli, da millenni. Visitando le rovine di antiche città, in ogni parte del mondo, è facile accorgersi di come “l’osservatorio astronomico” sia una struttura – in varie forme e gradi evolutivi – sempre presente. Viene da chiedersi perché il cielo stellato fosse considerato talmente importante da dover addirittura realizzare intere strutture atte a studiarlo. Viene da chiedersi come mai le conoscenze astronomiche, in assenza di strumenti ottici che hanno permesso l’osservazione “diretta”, si siano spinte a livelli inimmaginabili, soprattutto se confrontate con le disponibilità tecnologiche dell’epoca.


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