venerdì 6 giugno 2014

Pi-Egizio

BRAD 17 RESEARCH
Questa serie di articoli è un succinto resoconto di una ricerca svolta con strumenti rudimentali ed il libera autonomia, sono oltremodo grato allo staff di “NIBIRU 2012” per avermi concesso la pubblicazione dei medesimi,  anche perché sono stato messo nella condizione di superare difficoltà enormi, per lo più  oggettivi ostacoli di natura “burocratica” nel presentare e discutere questa ricerca alle istituzioni o agli enti preposti per la valutazione di ricerche scientifiche.
La ricerca è concentrata sui monumenti di Giza e sui numerosi interrogativi che circondano il sito archeologico, passando con una necessaria panoramica sullo strumento fondamentale per lo sviluppo di scienza e tecnologia di qualsiasi civiltà, la matematica, nello specifico la matematica e la geometria nota agli ideatori delle piramidi e della sfinge. In molti frangenti ci troveremo a discutere anche della religione e dei miti dell’antico Egitto, questo perché esiste una percezione condivisa da molti, che i miti e le liturgie religiose possono essere veicoli di nozioni scientifiche e che al contempo sono una cronaca di eventi e personaggi realmente esistiti, in entrambe i casi la decodificazione è piuttosto complicata, tuttavia con una seria e paziente analisi si può accedere alle meraviglie di questa antichissima civiltà, arrivando a disegnare l’identikit degli edificatori delle piramidi di Giza, che “stranamente” diverge dalle figure faraoniche.
PI-EGIZIO
Ormai da anni si dibatte sulla presunta conoscenza della costante geometrica pi-greco da parte degli antichi egizi, dibattito aperto con le considerazioni sul rapporto tra perimetro ed altezza della grande piramide che riporterebbero ad una buona approssimazione di tale valore moltiplicato per due, dibattito che trova una controparte negli  estimatori del problema 50 del papiro di Rhind, nel quale l’approssimazione ricavata è piuttosto grossolana, per facilitare la comprensione delle distinte posizioni illustriamo di seguito le due situazioni:
1) perimetro della G.P./ altezza G.P. = 6.2857    ( 3.1428 x 2)
2) valore stimato dal problema 50 del papiro di Rhind su un cerchio di diametro 9, π = 3.1604 (?)
 tra i due valori si è ritenuto di privilegiare il secondo valore perché frutto di un problema geometrico, imputando all’altro valore un processo casuale, tuttavia l’argomentazione che segue dimostrerà con molta eloquenza quanto sia stata superficiale ed errata questa presa di posizione. La nostra analisi è orientata verso l’unità di misura lineare egiziana il “cubito reale” in concomitanza alle dimensioni ed alla dislocazione delle piramidi di Giza, che susciterà interrogativi più grandi ma simultaneamente ci metterà nelle condizioni migliori per decodificare queste presunte conoscenze.
Il cubito reale corrisponde a 0.5236 m., il motivo del nostro interesse è che nel cerchio trigonometrico (fig.1-a) il cubito reale corrisponde al segmento circolare ottenuto da un angolo di 30°, ovvero il cubito reale è equiparabile a π/6, con un margine approssimativo che scende ai decimillesimi, sicuramente migliore del pi-greco rilevato da Archimede.
La cosa che lascia increduli è che la dislocazione geografica di Giza (fig.1-b) trova la sua latitudine proprio a 30°, ragion per cui si aprono due interrogativi,
il primo è se la civiltà egizia fosse stata in grado di rilevare l’effettiva posizione geografica del sito, il secondo è legato al connubio tra metro, pi greco e cubito reale perché la precedente osservazione sulla valenza angolare del cubito reale nasce da un equivalente espresso in metri.
Mentre per il primo non troviamo prove che ne supportino in modo distinto la reale capacità di computare le dimensioni terrestri, si può con acutezza ed una certa dose di coraggio trovare una risposta al secondo,


 .

(figura 1: in alto il cerchio trigonometrico (a) , in basso il globo terrestre (b).)

cioè gli antichi egizi conoscevano ed utilizzavano il metro (100 cm), una ipotesi non facile da accettare ma che è supportata da una delle discipline più antiche dell’umanità, l’architettura.
Per essere più precisi e chiari sono le dimensioni dei monumenti che confermano la validità di questa ipotesi, le difficoltà nel conseguire misure esatte per la mancanza del rivestimento esterno sono facilmente valicabili accettando l’ipotesi che vede una conoscenza del “metro” in concomitanza con il perfezionismo degli antichi egizi di esprimere numeri non interi con frazioni numeriche, ragion per cui oltre alle numerose misurazioni di monumenti dell’antico Egitto che riportano cifre intere espresse in metri, è ragionevole e pertinente considerare cifre non intere come insiemi frazionari, quindi in prossimità di stime con numeri oltre la virgola ci affideremo al mezzo metro, al quarto di metro, al terzo di metro, etc,
cosi che partendo da pochi dati raccolti sul web si ottengono le seguenti misure dimensionali delle tre piramidi:
                                          altezza      perimetro   lato di base (metri)
piramide di Cheope      147            924               231              
piramide di Chefren     143.5         861               215.25
piramide di Micerino    65.5          414               103.5

Sembra impossibile, ma con questi pochi dati ed accettando come valida l’ipotesi della conoscenza del “metro” si può intravedere il genio matematico e geometrico degli ideatori di Giza, di cui ora dimostreremo la reale conoscenza del pi-greco che di conseguenza supporterebbe anche la valenza geografica del cubito reale.
In sostanza le due piramidi maggiori si comportano come un comune vocabolario traduttore, come il classico Italiano – Inglese e Inglese – Italiano, con la differenza che esse traducono misure lineari piuttosto che lingue, tutto ciò è facilmente rilevabile seguendo due semplici operazioni:
 

Leggi tutto ...

Nessun commento: