mercoledì 5 febbraio 2014

Quando l’uomo spense il cielo

Guardare all’insù, che si faccia con curiosità, con dubbio, con ammirazione, per studio…guardare all’insù è un gesto che ogni uomo o donna, sulla Terra, almeno una volta nella vita…ha fatto. Il cielo stellato, oggettivamente, è uno spettacolo che la natura regala ogni giorno – nuvole e nebbia permettendo – ed è per questo che l’uomo, dotato di intelligenza e di gusto per “ciò che è bello”, anche tra i suoi impegni, tra la frenesia, tra il generale disinteresse diffuso di questi tempi, ogni tanto…beh, ogni tanto uno sguardo a quei puntini luminosi lo volge.

E lo volge senza l’aiuto ed i consigli di quello che mi piace definire “consumismo astronomico”. Una sorta di scadenziario, in cui l’uomo medio deve guardare il cielo il 10 agosto, per vedere “le stelle cadenti”. O in presenza di un evento “particolare”, come un eclissi, una cometa. In cui misteriosamente la stampa diventa improvvisamente onnisciente di un argomento sino al giorno prima trascurato. Non ce n’è bisogno, non serve l’aiuto del telegiornale di turno…basta guardare, ed è pure gratis.

E l’uomo lo fa da secoli, da millenni. Visitando le rovine di antiche città, in ogni parte del mondo, è facile accorgersi di come “l’osservatorio astronomico” sia una struttura – in varie forme e gradi evolutivi – sempre presente. Viene da chiedersi perché il cielo stellato fosse considerato talmente importante da dover addirittura realizzare intere strutture atte a studiarlo. Viene da chiedersi come mai le conoscenze astronomiche, in assenza di strumenti ottici che hanno permesso l’osservazione “diretta”, si siano spinte a livelli inimmaginabili, soprattutto se confrontate con le disponibilità tecnologiche dell’epoca.


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