mercoledì 5 febbraio 2014

Quando l’uomo spense il cielo

Guardare all’insù, che si faccia con curiosità, con dubbio, con ammirazione, per studio…guardare all’insù è un gesto che ogni uomo o donna, sulla Terra, almeno una volta nella vita…ha fatto. Il cielo stellato, oggettivamente, è uno spettacolo che la natura regala ogni giorno – nuvole e nebbia permettendo – ed è per questo che l’uomo, dotato di intelligenza e di gusto per “ciò che è bello”, anche tra i suoi impegni, tra la frenesia, tra il generale disinteresse diffuso di questi tempi, ogni tanto…beh, ogni tanto uno sguardo a quei puntini luminosi lo volge.

E lo volge senza l’aiuto ed i consigli di quello che mi piace definire “consumismo astronomico”. Una sorta di scadenziario, in cui l’uomo medio deve guardare il cielo il 10 agosto, per vedere “le stelle cadenti”. O in presenza di un evento “particolare”, come un eclissi, una cometa. In cui misteriosamente la stampa diventa improvvisamente onnisciente di un argomento sino al giorno prima trascurato. Non ce n’è bisogno, non serve l’aiuto del telegiornale di turno…basta guardare, ed è pure gratis.

E l’uomo lo fa da secoli, da millenni. Visitando le rovine di antiche città, in ogni parte del mondo, è facile accorgersi di come “l’osservatorio astronomico” sia una struttura – in varie forme e gradi evolutivi – sempre presente. Viene da chiedersi perché il cielo stellato fosse considerato talmente importante da dover addirittura realizzare intere strutture atte a studiarlo. Viene da chiedersi come mai le conoscenze astronomiche, in assenza di strumenti ottici che hanno permesso l’osservazione “diretta”, si siano spinte a livelli inimmaginabili, soprattutto se confrontate con le disponibilità tecnologiche dell’epoca.


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martedì 14 gennaio 2014

Il Risveglio della Sonda Rosetta

Il risveglio della sonda Rosetta: sbarcherà sulla cometa Churyumov-Gerasimenko
La sonda era stata ibernata. “La missione è targata Esa (l’Agenzia spaziale europea), ma l’Italia, insieme a Germania e Francia, è tra i maggiori contributori - spiega Enrico Flamini, coordinatore scientifico dell’Agenzia spaziale italiana (Asi)-. Italiano è, ad esempio, il trapano che perforerà la superficie"



Il risveglio della sonda Rosetta: sbarcherà sulla cometa Churyumov-Gerasimenko

Passaggio d’anno nel segno delle comete per la comunità astronomica internazionale. Dopo l’appuntamento mancato con Ison, quasi del tutto disintegrata dall’abbraccio gravitazionale del Sole, anche l’anno nuovo vedrà una luminaria cosmica tra i protagonisti del cielo. Stavolta, però, in maniera indiretta, perché sarà l’uomo ad andarle incontro con un proprio messaggero. Nel 2014 per la prima volta una navetta spaziale sbarcherà su uno di questi fossili celesti. È stata battezzata Rosetta, dal nome della celebre stele che ha permesso agli archeologi di decifrare i geroglifici egizi.

“Il 2014 potrebbe essere un anno storico per l’esplorazione spaziale – spiega Enrico Flamini, coordinatore scientifico dell’Agenzia spaziale italiana (Asi) -. Dopo un lungo viaggio iniziato dieci anni fa, una sonda si poserà sulla cometa Churyumov-Gerasimenko, con il rover Philae, dal nome dell’isola del Nilo dove fu rinvenuto l’obelisco usato per interpretare la scrittura egizia. I nomi scelti per la missione non sono affatto casuali. Questi corpi celesti – aggiunge l’astrofisico italiano – sono, infatti, fondamentali per decodificare la parte iniziale della scrittura del Sistema solare”.

Le comete sono grosse palle di neve sporca che, come messaggi cosmici in bottiglia, ci raccontano dell’origine del nostro sistema planetario. Ma sono anche oggetti turbolenti, complicati da avvicinare e studiare, capaci di piombare inattesi all’interno del Sistema solare con orbite talvolta imprevedibili. Il passaggio ravvicinato al Sole le illumina mostrandone l’incantevole coda. Ma il loro è un fuoco effimero e, quando riescono a sopravvivere all’attrazione fatale della nostra stella, tornano presto a nascondersi nell’oscurità dello spazio profondo. Leggi tutto ...

martedì 24 dicembre 2013

Buone Feste!

 

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venerdì 22 novembre 2013

ISON : finalmente ci siamo!?!

Era il gennaio del 1997. Mi allenavo in un campetto della remota campagna, gelata e dormiente, tra lombardia e veneto. Ero un ragazzino, ma da quel campetto illuminato immerso nel buio praticamente totale, buttai l’occhio verso l’alto. Era là.
Hale-Bopp fu una cometa straordinaria, uno spettacolo che davvero merita…deve essere visto. Questa stella azzurrognola, con queste due code, diverse, ben visibili ad occhio nudo, così tersa, immobile.

La cometa è uno spettacolo effimero. Come tutte le cose belle, sono rare, e durano poco. Per questo quando si presentano, occorre fare tutto quanto il possibile per catturare quegli attimi. Le foto più belle, sono quelle che si stampano nella propria memoria. Non ingialliscono, rimangono lì e rendono possibile raccontare quei momenti.

La cometa. Qualcosa di magico. In realtà di magico non c’è proprio nulla, ma “la magia” è certamente un aspetto giustificato. Sono rare, molto rare. E se non si è dotati di telescopi più o meno potenti, l’osservazione diventa ardua, spesso impossibile. Spesso associamo la cometa alla nascita più famosa di sempre, ovvero a quella di Gesù. Per questo, probabilmente, associamo in maniera implicita l’evento cometa a qualcosa di “importante”. La letteratura fantasy, invece, spesso utilizza l’apparizione di comete ad eventi nefasti. Insomma, in tutti i casi, proprio perché “rara”, la cometa assume un’importanza che va al di là di quella prettamente astronomica.

Ed eccoci ad Ison.

Immagine della cometa Ison
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giovedì 14 novembre 2013

Enorme macchia solare sul Sole 13/11/2013

Una mostruosa macchia solare, così l'hanno definita gli esperti del settore.

La macchia solare numero 1899 che qui vediamo far capolino nella parte sinistra della nostra stella

Sun Spot 1899

è veramente fuori standard. Quello che preoccupa gli esperti è  la correlazione tra questa grande macchia solare e l'apogeo della cometa Ison di questi giorni.

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domenica 29 settembre 2013

Quando l'incoerenza scientifica regna anche tra le galassie…

Ma, secondo voi, l’Universo si sta espandendo o si sta contraendo? Secondo la scienza “UFFICIALE” si sta espandendo; fatto, questo, che è quotidianamente contraddetto. (1)
Ricordo qui, di passaggio, che la scienza ufficiale che sostiene ciò è la stessa che propose l’imbarazzante ed improponibile notizia dei neutrini più veloci della luce (e sappiamo tutti come è poi finita…)(2), o quella della fantomatica materia oscura(3), densissima, ma trasparente ecc. Inoltre, il mondo dell’ufficialità, in generale, è lo stesso che sostiene le varie versioni (scientifiche) ufficiali su svariatissimi fatti funesti ed a noi arcinoti, che non sto qui a ricordare direttamente, per non perdermi(4).
Secondo me, invece, l’Universo è ben oltre la sua più antica fase di espansione e si sta ora contraendo; la prova più lampante? La forza di gravità, che ci dimostra che tutto tende spontaneamente a “cadere”, Universo compreso, evidentemente.
Io, dunque, penso, molto più plausibilmente, che se la materia mostra attrazione reciproca in forma di gravità, allora siamo in un Universo armonico oscillante in fase di contrazione, che si sta contraendo tutto verso un punto comune che è il centro di massa di tutto l’Universo. Infatti, l’accelerare verso il centro di massa ed il mostrare proprietà attrattive gravitazionali sono due facce della stessa medaglia. Inoltre, tutta la materia intorno a noi mostra di voler collassare: se ho una penna in mano e la lascio, essa cade, dimostrandomi che vuole collassare; poi, la Luna vuole collassare nella Terra, la Terra vuole collassare nel Sole, il Sole nel centro della Via Lattea, la Via Lattea nel centro del suo ammasso e così via, e, dunque, anche tutto l’Universo collassa. No? No! Quando si giunge all’Universo tutto, d’un tratto la scienza ufficiale non è più d’accordo.
Ma allora come si spiegherebbe che vediamo la materia lontana, intorno a noi, allontanarsi e non avvicinarsi? Beh, facile: se tre paracadutisti si lanciano in successione da una certa quota, tutti e tre stanno cadendo verso il centro della Terra, dove poi idealmente si incontreranno, ma il secondo paracadutista, cioè quello che sta in mezzo, se guarda in avanti, vede il primo che si allontana da lui, in quanto ha una velocità maggiore, poiché si è buttato prima, mentre se guarda indietro verso il terzo, vede anche questi allontanarsi, in quanto il secondo, che sta facendo tali rilevamenti,  si è lanciato prima del terzo, e dunque ha una velocità maggiore e si allontana dunque pure da lui. Allora, pur convergendo tutti, in accelerazione, verso un punto comune, si vedono tutti allontanarsi reciprocamente.  Hubble, con le sue osservazioni sulle galassie, era un po’ come il secondo paracadutista che fa qui i rilevamenti. Solo che non si accorse dell’esistenza della accelerazione di contrazione, come background, e giunse all’espansione.
Ricordo, poi, che recenti misurazioni su supernove lontane Ia, utilizzate come candele standard, hanno dimostrato che l’Universo sta effettivamente accelerando, fatto questo che è contro la teoria della nostra presunta attuale espansione post Big Bang, in quanto, dopo che l’effetto di una esplosione è cessato, le schegge proiettate si propagano, sì, in espansione, ma devono farlo ovviamente rallentando, non accelerando.
E, allora, la scienza ufficiale cosa ha fatto? Pur di non mollare l’osso, si è inventata il fantasma dell’energia oscura (contro la prudenza ed il rigore del Metodo Scientifico e contro il Rasoio di Occam), che andrebbe a giustificare tale accelerazione.
A tale scenario, ogni tanto oppongono l’obiezione secondo cui per due paracadutisti perfettamente paralleli, ossia uno di fianco all’altro, l’allontanamento non ci sarebbe. Beh, questa è una situazione limite che è la classica eccezione che conferma la regola. Nella Legge di Hubble per l’Universo in espansione, invece, le eccezioni manco si contano, come ora vediamo.

 

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domenica 26 maggio 2013

La sonda Plank osserva universi paralleli



La sonda Planck osserva altri universi oltre al nostro: la prima prova del “multiverso”?

Se la scoperta dovesse venire confermata, la parola ‘universo’ potrebbe diventare desueta ed essere sostituita da ‘multiverso’.

Gli astronomi, infatti, sono persuasi di aver trovato la prima prova dell’esistenza di altri universi oltre il nostro, partendo dall’analisi dalla ‘radiazione cosmica di fondo’ lasciata dal Big Bang.

I dati raccolti da Planck, la sonda dell’Agenzia Spaziale Europea, hanno permesso ai ricercatori di mappare la radiazione di fondo, una sorta di traccia di sottofondo predente da quando l’Universo a cominciato ad esistere 13,8 miliardi anni fa.

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