Adozione di queste parole come Manifesto di Nibiru 2012
Se questi siamo noi di Nibiru2012, insieme a tutti gli altri utenti che in quest’immagine per un motivo o per l’altro non sono entrati, allora possiamo anche chiederci COSA siamo e in cosa crediamo. Cosa ci accomuna, quale sentimento, sensazione, aspirazione, sogno, ideale ci lega, ci contraddistingue. Ci racchiude.
Io credo che se ci troviamo qui tutti, sognatori o meno, indignati o allineati, catastrofisti oppure fiduciosi nel domani, sia perchè qui sappiamo di poter trovare amici in grado di condividere dialoghi, accesi o meno, degni della nostra curiosità, dei nostri interessi. Per crescere insieme, per ampliare i nostri orizzonti, per divenire persone più consapevoli.
Siamo ad un passo dalla data che ha riempito le nostre fantasie, i nostri sogni, le nostre paure. Sempre all’insegna di una necessità, di un bisogno, di un desiderio. Forse semplicemente di un valore in cui credere, un baluardo da difendere, un ideale che ci permetta di credere nel domani.
Forse questo vuoto che urla dentro di noi è semplicemente la voce, potentissima, di chi sino ad ora non ha avuto voce e che ci urla, a noi che siamo in qualche modo in grado di sentirla, <Fermatevi, così non è possibile andare avanti!>.
Forse quella voce che urla, sussurrando alla nostra anima, è la voce della nostra Madre Terra.
Se queste parole vi sembrano troppo romantiche, ingenue, pateticamente New Age, sappiate che invece esistono popoli, nazioni, Stati che ci credono talmente tanto da avere promulgato leggi (Ecuador e Bolivia http://www.scribd.com/doc/44900268/Ley-de-Derechos-de-la-Madre-Tierra-Estado-Plurinacional-de-Bolivia), anche aggiunto articoli alla propria costituzione (Ecuador), per dire che la nostra Madre Terra è un Organismo vivente e come tale ha diritti giuridici.
Nel leggere la Legge dei Diritti della Madre Terra del governo Boliviano (che sta per creare un Ministero apposito) ho provato un’autentica emozione, un sentimento di riconoscimento, ho udito e capito finalmente le parole urlate da quel sussurro che graffiava la mia anima. La speranza incarnata di poter mostrare a mio figlio che esiste un cammino, un percorso, una strada dove poter abbandonare inutili pesi quali il cinismo, la delusione nei confronti dell’umanità, la paura di non avere ideali.
Nel gennaio 2003, la nota scrittrice Arundhati Roy ha concluso un discorso con queste memorabili parole: “non solo un altro mondo è possibile, ma sta proprio arrivando. In una giornata tranquilla, riesco a sentirlo respirare”. Per anni, qualsiasi respiro io sia stata capace di distinguere, aveva un suono più simile al rantolo di polmoni distrutti dall’inquinamento di un futuro mostruoso. Adesso invece sento qualcosa di diverso, come il sospiro lontano di una balena che soffia inaspettatamente portato dal vento. Ha il suono del ritmo sciolto e pacato di una creatura selvatica che si avvicina a passo felpato, difficile da sentire, che nei corridoi del potere e dei rumorosi mercati del commercio generalmente passa inosservata, ma che è quasi tangibile nei luoghi tranquilli. Forse è il movimento di tutto ciò che è selvaggio nella coscienza collettiva; forse è il riemergere dell’ombra ripudiata e repressa delle civiltà industriali ossessionate dal controllo, dalla dominazione e dall’uniformità. Potrebbe anche essere solo immaginazione la mia. Qualsiasi cosa sia, il diritto di ciò che è selvatico, il wild law, sta emergendo improvviso su tutto il pianeta (..).
Mari Margil, avvocato statunintense che ha assistito la battaglia giuridica degli ambientalisti ecuadoregni, alla vigilia del suo arrivo in Italia ha risposto ad alcune domande di Repubblica (http://www.repubblica.it/ambiente/2012/03/28/news/diritti_della_natura-32353830/).
Cosa vuol dire inserire in Costituzione i diritti della natura?
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