martedì 5 agosto 2014

DUalism ATtainable

 

 

Nei precedenti articoli erano stati raggiunti due obiettivi, il primo dimostrando la plausibilità dell’ipotesi legata all’utilizzo del valore reale di π da parte dei costruttori delle piramidi in relazione alla unità di misura “metro”, l’altro obiettivo dimostrando che il “metro” è comunque un valido strumento di decodificazione delle misure dimensionali dei monumenti anche svincolato dal valore di π, imputando alle misure dei monumenti valori simbolici che sfociano nella mitologia e nella religione dell’antico Egitto.
In particolare era stata proposta come “chiave” risolutrice l’altezza della grande piramide, che in precedenza avevamo fissato a 147m, suggerendo che questa misura andava letta nel modo seguente:
1 un dito, 4 quattro dita (un palmo), 7 sette palmi (un cubito),
sostanzialmente un numero che riporta il cubito reale ed i suoi sottomultipli.
Ricordando l’insolita metodologia usata nell’estrapolazione di π dalle due piramidi maggiori (fig. 6a) è lecito domandarsi se la stessa procedura fosse valida per l’estrapolazione di qualcosa di importante, stavolta usando la lettura simbolica dell’altezza della grande piramide,
ed è proprio questa riflessione a spalancare le porte del “duat”,
poiché se nell’estrapolazione di π venivano prese in considerazione le seguenti operazioni per le due piramidi maggiori:
Cheope      perimetro in cubiti / altezza in metri = 12
Chefren    perimetro in metri /  altezza in cubiti = π
sottintendendo la volontà di esprimere in metri l’altezza della grande piramide ed il perimetro della piramide di Chefren, la stessa volontà si sarebbe manifestata anche nella lettura simbolica delle misure in metri,
quindi se 147m dell’altezza della piramide di Cheope sono la corretta espressione simbolica pocanzi citata, dovremmo riscontrare la stessa chiara espressione in metri nella misura del perimetro della piramide di Chefren.
Purtroppo gli 861m di perimetro della piramide di Chefren non rispondono positivamente alla lettura simbolica, tuttavia prendendo in considerazione la possibilità che questo affannarsi nell’imprimere significati nelle misure dimensionali dei monumenti sia un quesito enigmistico, si arriva rapidamente alla risposta più coerente,
perché c’è un numero che meglio descrive il cubito reale ed i suoi sottomultipli, il numero è 1728.
Come per l’altezza della grande piramide leggiamo il numero destinato a rappresentare il perimetro della piramide di Chefren:
1 un cubito, 7 sette palmi (un cubito), 28 ventotto dita (un cubito),
prendendo come valido questo esercizio si entra nel “duat”, bisogna ricordare che il “duat” è il classico esempio di dualità, come la reciprocità di due mondi, forse ispirato dall’alternarsi del giorno con la notte, oppure alla contrapposizione tra mondo materiale e mondo spirituale, la vita e la morte, c’è anche la possibilità che tale termine sia stato usato per distinguere qualcosa di più tangibile, ed è quest’ultima possibilità che certamente non trascureremo,
questo perché avendo ipotizzato un perimetro di 1728m per la piramide di Chefren è il preludio ad una discesa nelle viscere della terra, un ampliamento virtuale della piramide di Chefren (fig.6b), delineando un mondo superiore visibile con un corrispettivo mondo inferiore invisibile.
Seguendo l’inclinazione ed operando un prolungamento fino a raggiungere il perimetro di 1728m, la nuova piramide raggiunge i 288m di altezza, 143.5m sopra la linea ideale del suolo a cui vanno sommati 144.5m che scendono sotto la linea ideale del suolo,
il suo apotema raggiunge i 360m,
e la lunghezza dello spigolo sfiora i 420m.

 Solo su questa nuova piramide i riscontri simbolici o semplicemente numerici fanno capire la genialità dei suoi ideatori, per iniziare il perimetro di 1728m di cui abbiamo sottolineato la lettura simbolica ha un’altra grande particolarità, esso equivale a 12³,
la lunghezza dello spigolo di circa 420m è correlata al numero dei preziosi consigli della dea Maat (42 x 10),
l’altezza di 288m  trova un suo corrispettivo speculare negli 882m di un lato della “cassa” costruita da Seth, e ancora altri riscontri che appariranno strada facendo, ma a questo punto sorge spontaneo un interrogativo,
l’ampliamento virtuale nel sottosuolo della piramide di Chefren è un caso isolato oppure anche le altre piramidi sono coinvolte in questo gioco virtuale?
Ovvio che il passo successivo è tentare un ampliamento ideale delle altre due piramidi, ed in mancanza di riferimenti è opportuno ampliare la piramide di Cheope e la piramide di Micerino finchè i propri lati non collimino con uno dei lati della piramide di Chefren, procedura che è dovuta ad un reperto archeologico molto discusso, l’ “uovo” di struzzo predinastico, poiché su questo uovo sono raffigurate le tre piramidi, l’una affiancata all’altra, raffigurazione che ha lasciato spazio a molti dibattiti ma che associata all’ampliamento virtuale lascia sicuramente pochi dubbi, la sezione delle tre piramidi ampliate (fig.7) è abbastanza eloquente anche se non tiene conto delle quote altimetriche dei lochi delle piramidi stesse, una differenza altimetrica trascurabile per la nostra dimostrazione, non altrettanto se si pensa di essere in un luogo dove tutto è disposto con precisione e fermezza d’intenti, tenendo conto che chiunque abbia costruito questi grandiosi edifici non avrebbe certo incontrato seri ostacoli a livellare il terreno su un’unica quota.
Si può facilmente notare che le dimensioni delle piramidi minori sono aumentate notevolmente perseguendo l’ampliamento virtuale ispiratoci

dal simbolismo delle misure espresse in metri, e seguendo le distanze interassiali rilevate da Flinders Petrie, l’assonanza con l’ “uovo” predi nastico è sbalorditiva, tuttavia le piramidi di Cheope e Micerino non presentano la chiaro leggibilità della piramide di Chefren. Per cui abbiamo riscontri favorevoli per il nostro approccio decodificatore: simbolismo e chiaro leggibilità  valido sulle strutture reali, manifestazione da parte dei costruttori di conoscere la geometria delle figure circolari, similitudine tra piramidi ampliate virtualmente ed “uovo” predinastico e come ultimo avvaloramento una distanza tra punto più meridionale e punto più settentrionale del complesso monumentale virtuale che è poco meno di 2000 cubiti reali (1998.43c.r.), il che lascia supporre che l’intenzione dei costruttori poteva essere orientata per fissare i lati lungo la direttrice Nord-Sud proprio in 2000 cubiti reali, supposizione che trova sostegno nelle misure interassiali rilevate da Petrie considerando l’ampliamento virtuale delle piramidi, dunque la mancanza di chiaro leggibilità delle misure delle piramidi esterne non è da imputare ad una errata posizione delle medesime, esiste invece la possibilità che la posizione della piramide di Chefren non sia stata quella prevista, ovvero una posizione dovuta ad un ripensamento in fase esecutiva, tuttavia non alterandone le dimensioni della piramide ampliata da noi suggerite.
Prendendo in considerazione questa tenue possibilità si ammetterebbe il seguente scenario, la posizione della piramide di Cheope è corretta, come anche la posizione della piramide di Micerino, non possiamo dire lo stesso per la piramide di Chefren, quindi evocando le presunte paternità dei monumenti, Cheope segue un progetto, il successore Chefren non contempla il progetto del predecessore, e in modo inaspettato Micerino riprende il progetto iniziato con Cheope, percorrendo invece le vie lontane dalle presunte paternità si potrebbe delineare un nuovo scenario, se vogliamo più congeniale per una comunanza progettuale, ovvero le piramidi conosciute come di Cheope e Micerino furono edificate per prime, forse all’unisono, delimitando un area rettangolare con misure precise ed altamente simboliche, successivamente iniziarono l’edificazione della piramide conosciuta come di Chefren ed in maniera piuttosto misteriosa ebbero un ripensamento progettuale collocandola in una posizione “errata”.
Per non smentire l’approccio usato fin ora continueremo per la strada più impervia e controversa, anche perché i risultati ottenuti depongono a nostro favore, quindi per quanto sia impervia e difficile da percorrere si ha la netta sensazione di essere sul percorso giusto, ed avendo varcato il cancello del “duat” sicuramente incontreremo altri risultati positivi, che confermeranno la bontà di questa ricerca.

 

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