martedì 29 novembre 2011

La moneta di Lawn Ridge

moneta di Lawn Ridge

Nel 1871, William E. Dubois, membro della Smithsonian Institution, riferì il ritrovamento di diversi oggetti di orgine non naturale sepolti a grande profondità, nell’Illinois. L’oggetto più interessante consisteva in una specie di moneta di rame, proveniente da Lawn Ridge nell’Illinois. In una lettera alla Smithsonian Insitute, J.W. Moffit dichiarò che nell’agosto 1870 stava scavando un pozzo e si serviva di una “comune trivella elicoidale per il terreno”; quando fece risalire la trivella da una profondità di trentacinque - quaranta metri, scoprendo un oggetto simile a una moneta “sull’elica della trivella”. Per arrivare a quella profondità, Moffit aveva attraversato con la trivella diversi strati di argilla e calcare che risalivano a un’età compresa tra i 200.000 e i 420.000 anni fa.

Nel 1881, anche il prof. A. Winchell descrisse un oggetto simile a una moneta, indicando all’istituto geologico dello stato dell’Illinois una determinata sequenza di strati geologici per giungere al livello in cui era stato trovato il manufatto. L’istituto fornì una stima per l’età dei depositi situati a livello dei trentacinque - quaranta metri di profondità. Si sarebbero formati durante il periodo interglaciale yarmouthiano, “qualcosa tra i 200.000 e i 400.000 anni fa”. W.E. Dubois disse che quella specie di moneta aveva una forma “poligonale e quasi rotonda”, e su di essa erano ritratte come delle figure circondate da iscrizioni indecifrabili su entrambe le facce; inoltre, quell’oggetto strano aveva un aspetto diverso da quello di qualsiasi altra moneta conosciuta.

 

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venerdì 25 novembre 2011

2012: la fine del mondo secondo lo sciamano Maya

 

Meditazione

 

21 Dicembre 2012: “Avverrà un cambio di frequenza che si verifica costantemente sul pianeta, attraverso fenomeni naturali (equinozi, solstizi, ecc.), uno scambio di energie nella terra ma anche dentro l’uomo: il mondo si avvierà verso un’evoluzione di tipo spirituale”. Questo afferma Quetza Sha, lo sciamano Maya, in questi giorni a Roma per una serie di incontri e intervistato da Libero riguardo la fine del mondo.

La profezia Maya sul prossimo solstizio d’inverno è nota da molto tempo e i più sostengono che questa annunci per quel giorno la fine del nostro mondo. Ma lo sciamano oggi dice no. “Non si preoccupi, la fine del mondo non è prevista dai Maya per il 2012 -sostiene infatti la guida spirituale- ma cambierà tutto il nostro modo di concepire il mondo”.

 

 

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giovedì 24 novembre 2011

I più pericolosi vulcani del mondo si stanno risvegliando

Etna in eruzione

I vulcani sottomarini sono in aumento esponenziale. I tremori armonici sono anche su una ripida salita. Secondo alcuni geologi  (Geophysical Research Letters) è possibile che i recenti tsunami siano i precursori di un massiccio spostamento di placche tettoniche e di una super eruzione vulcanica che farebbe impallidire quello che è accaduto 74 mila anni addietro. Effettivamente proprio 74 mila anni fa una massiccia eruzione vulcanica del monte Toba, nell’isola di Sumatra, in quella che sembra la più grande eruzione vulcanica che si sia mai verificata, rilasciò una spaventosa quantità di 2.800 chilometri cubici di magma in atmosfera, lasciando uno spesso strato di cenere in tutto il Sud Asiatico. Le nubi scure ridussero la temperatura mondiale in media di 8-10°C rispetto alle condizioni attuali e quasi l’80% degli esseri viventi, compresi gli esseri umani, morirono. Nonostante il 2012 sia ormai l’anno forse più citato in assoluto dall’umanità in merito a presunte profezie e al famoso lungo computo del calendario Maya, secondo alcuni geologi la prossima super eruzione potrebbe avvenire proprio il prossimo anno, e non certamente riferendosi al popolo dell’america centrale. Molti di loro sono interessati e stanno monitorando il Parco di Yellowstone, negli Stati Uniti, dove la crosta terrestre è molto sottile in termini geologici ed è considerata l’area più pericolosa al mondo. Effettivamente negli ultimi anni molti vulcani di una certa pericolosità sembrano risvegliarsi. Martedì 30 agosto lo stato del vulcano Tambora ha cominciato a preoccupare la popolazione, tanto che i vulcanologi hanno ulteriormente innalzato l’allerta diramata qualche giorno prima al livello III. La più famosa eruzione del Tambora fu quella che ebbe luogo nell’aprile 1815: è stata una delle più potenti del pianeta, almeno dalla fine dell’ultima Era glaciale. L’emissione di ceneri fu, quantitativamente, circa 100 volte superiore a quella dell’eruzione, pur rilevante, del monte Sant’Elena del 1980, e fu maggiore anche di quella della formidabile eruzione del Krakatoa del 1883. Complessivamente, vennero proiettati in aria circa 150 miliardi di metri cubi di roccia, cenere e altri materiali. Quell’esplosione, creò disastri di proporzioni bibliche, con una stima di 60.000 morti dovuti sia direttamente all’esplosione che alle pesanti carestie che seguirono il disastro. La polvere restò per molti anni nell’atmosfera diminuendo la quantità di radiazione solare che abitualmente colpisce il suolo della terra. Il pianeta conobbe un’epoca di estati mancate ed inverni freddissimi, che ebbero come conseguenza scarsissimi raccolti e un impoverimento importante di vaste aree del pianeta. Il 1816, l’anno successivo all’eruzione, fu poi ricordato come l’anno senza estate, dovuto anche ad un minimo solare. Proprio nel mese scorso abbiamo pubblicato un articolo riguardante il pericolo che i più grossi vulcani della Terra si stessero risvegliando, compresi il Popocatepetl e il Katla. A Settembre è tornato a farsi sentire il più pericoloso vulcano messicano, il Popocatepetl. Una colonna di fumo e cenere alta un chilometro si è innalzata dal cono, tanto che le autorità locali hanno  evacuato  l’area fino a 12 chilometri dal cratere. Sempre il mese scorso in Islanda, il Katla ha prodotto tanti piccoli terremoti compresa una scossa di magnitudo 3,2 richter proprio sulla caldera del vulcano. “E’ impossibile capire se si tratta di un episodio che rientra nella normalità dell’attività sismica del vulcano o se è qualcosa di diverso. Noi ci limitiamo a monitorare la situazione ogni ora di ogni giorno” ha detto un geologo islandese. Negli ultimi mesi, comunque, il “fermento” tellurico intorno a vari vulcani del mondo sta crescendo, così come aumentano le eruzioni (per fortuna fino al momento senza gravi conseguenze). Basti pensare alla stessa Etna, in casa nostra, la cui attività aumenta di mese in mese ormai proprio dalla scorsa primavera, o al vulcano del Congo o agli altri citati.

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